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31 ott 2021

"È incinta? Non si vaccini". Centralinista licenziata a Cesena

Era dipendente della coop che gestisce il Cuptel dell’Ausl Romagna. "Sono stata ingenua, ho sentito la donna indecisa e volevo solo consigliarla"

31 ott 2021
annamaria senni
Cronaca
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Vaccinazione anti Covid, foto generica
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Vaccinazione anti Covid, foto generica

Cesena, 31 ottobre 2021 - Licenziata per aver sconsigliato a una donna incinta di vaccinarsi contro il Covid. È successo a una telefonista di Cattolica di 51 anni, dipendente di una cooperativa che gestisce per conto dell’Ausl Romagna il servizio di prenotazione telefonica Cuptel a Cesena, a cui ci si rivolge per le prenotazioni sanitarie. Si lavora costantemente, centinaia le telefonate giornaliere gestite dagli operatori, con le linee spesso occupate.

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Ma due mesi fa, nel Cesenate, il telefono del Cuptel ha suonato libero e due donne, mai incontratesi prima (una ragazza incinta faentina e la dipendente riminese della Cooperativa ‘Asso’ di Cesena) hanno creato una sorta di empatia tra loro, unite da quel filo invisibile del telefono. La giovane in dolce attesa avrebbe espresso i suoi timori per il vaccino e di tutta risposta dalla telefonista è arrivato quel ‘consiglio’. "Ricordo di questa donna in gravidanza molto combattuta – ha spiegato l’operatrice telefonica – che esprimeva il suo sfogo e le sue indecisioni sul vaccino, ed io, forse peccando di ingenuità, mi sono lasciata sfuggire le parole ‘io se fossi in lei non lo farei’. Ma alla fine le ho prenotato comunque la prima dose".

La telefonista però non era lì per dar consigli, né tanto meno vestiva i panni di un medico. Il comportamento dell’addetta al call center sanitario non è andato giù al marito della giovane incinta che, infuriato, ha sottolineato come la Società italiana di ginecologia e ostetricia si fosse espressa a favore del vaccino in gravidanza, e che l’operatrice rischiava così di recare dei danni a sua moglie. A seguito delle proteste del marito della donna, l’Ausl Romagna ha segnalato il caso alla cooperativa presso cui la riminese era dipendente, chiedendo che venissero fatte le opportune verifiche e che venissero date chiare indicazioni ai lavoratori di astenersi da commenti e giudizi sulle opportunità o meno di vaccinarsi. È arrivato così il licenziamento ‘per giusta causa’ della telefonista. A cui è seguita l’esclusione di socio dalla cooperativa. Alla donna, che aveva tentato in tutti i modi di giustificare il suo comportamento, è crollato il mondo addosso: senza più un lavoro, spaventata e sola, con una figlia da mantenere, e con le comprensibili difficoltà di trovare una nuova occupazione. Il suo errore (peraltro ammesso sia pure con la scusante di un momento di ‘empatia’ con l’interlocutrice) lo ha pagato caro.

"La situazione è stata gestita dai nostri legali che hanno preso questo provvedimento – afferma Cristina Gallinucci, presidente della Cooperativa Asso –. Facciamo un lavoro molto delicato, cioè gestire le prenotazioni sanitarie e, in un periodo ancor più delicato come quello vaccinale, nessuno può permettersi di dare consigli senza avere le competenze necessarie".
 

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