Vaccino anti Covid
Vaccino anti Covid

Bologna, 1 ottobre 2021 - Maria Luisa Moro, direttrice dell’Agenzia sanitaria e sociale della regione Emilia-Romagna e coordinatrice dello studio volto a monitorare nel tempo l’impatto della campagna vaccinale sulla popolazione emiliano-romagnola, i vaccini funzionano?

"I numeri parlano chiaro: nella platea considerata dalla nostra analisi - i vaccinati al 30 giugno scorso – l’efficacia media, dopo il completamento del ciclo vaccinale, è pari all’82% nei confronti delle infezioni, al 91% nei confronti dei ricoveri ospedalieri (ordinari e in terapia intensiva), al 93,5% nei confronti dei decessi".

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Perché, allora, una parte di popolazione continua a non avere fiducia nella vaccinazione?

"Chi è restio – soprattutto se giovane e in buona salute – ritiene forse che i benefici della vaccinazione siano incerti rispetto ai rischi derivanti dalla somministrazione. Ma i nostri dati dimostrano che, solo nel mese di settembre, il rischio di essere ricoverati in terapia intensiva è stato 15 volte maggiore nei non vaccinati e quello di un ricovero in ospedale 8 volte maggiore. Ciò non soltanto per le persone con più di 60 anni, ma anche per i più giovani: tra i 12 e i 39 anni, il rischio di ricovero in terapia intensiva è stato 20 volte più alto nei non vaccinati. La vaccinazione protegge dal rischio di una malattia grave in tutte le fasce d’età".

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È vero che le varianti nascono come reazione al vaccino?

«È vero il contrario: la vaccinazione riduce il rischio di infezione - l’incidenza è 5 volte maggiore nei non vaccinati - e interrompe la trasmissione del virus nella comunità. Il beneficio, dunque, è sia individuale (il vaccino protegge dalla malattia), sia collettivo, perché riduce il rischio di diffusione di Sars-Cov-2 e contrasta l’emergere di nuove varianti".

L’effetto dei vaccini dura nel tempo?

"Dopo più di 7 mesi dall’inoculazione, l’efficacia media della vaccinazione si è mantenuta elevata malgrado la contemporanea diffusione, nella nostra regione, della variante Delta. Continueremo a monitorare i dati mese per mese, per capire se potrà verificarsi una progressiva riduzione della risposta immunitaria nei vaccinati".

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Sarà necessaria una terza dose?

"Gli studi dimostrano che particolari gruppi di popolazione, come gli immunodepressi, possono sviluppare una risposta immunitaria meno efficace e la terza dose può contribuire a rafforzarla".

Toccherà a tutti o solo ai pazienti fragili?

"Sull’opportunità di offrire la terza dose a tutta la popolazione il dibattito è in corso: ci si dovrà necessariamente basare sulle evidenze disponibili. Anche in questo caso, la risposta può venire da un attento monitoraggio dei dati relativi alle prossime settimane".

Cosa suggerire infine a chi, dati alla mano, si dimostra ancora scettico?

"I dati riferiti alla situazione epidemiologica in Emilia-Romagna dimostrano che l’infezione colpisce sia gli anziani che i più giovani e può comportare quadri clinici gravi anche tra i giovani, con frequenza certamente più bassa rispetto agli anziani, ma non trascurabile. Oltre alle conseguenze immediate, numerosi studi riportano esiti a lungo termine che possono rivelarsi fortemente invalidanti. Anche su questo tema abbiamo avviato un interessante studio a livello regionale".