Bologna, 17 febbraio 2021 - Vaccino Covid ed effetti collaterali: sono tante le paure che corrono sul web, alimentate spesso da falsi dati. La seconda dose è peggio della prima? Le diverse tipologie di vaccino, Pfizer, Moderna e Astrazeneca causano reazioni avverse? Perché alcuni cittadini hanno accusato febbre, mal di testa e altri sintomi e altri cittadini no? A rispondere a queste domande è il noto immunologo Unimore Andrea Cossarizza.

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"Teniamo presente che il vaccino deve provocare una risposta immunitaria che passa attraverso un processo di infiammazione che può essere associato ad episodi febbrili - spiega Cossarizza -; episodi che rientrano in un normale processo fisiologico. Le differenze nella risposta ai vari vaccini sono individuali e non si possono predire: alcune persone rispondono in modo forte, altre no, alle varie molecole che compongono i vaccini. Ma l'infiammazione è la prima partenza della risposta immunitaria".

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Quindi gli effetti collaterali sono diversi a seconda di come reagisce la persona sottoposta al vaccino?
"Esattamente. Alcuni avvertono sintomi più forti, altri non avvertono nulla. Non è questione del tipo di vaccino, ma di come 'risponde' il paziente alla molecola contenuta nello stesso".

Come stanno reagendo gli anziani ai vaccini?
"Le persone anziane hanno una risposta immunitaria più debole e non ci aspettiamo nulla di diverso. In generale, molti vaccini sono fatti in modo diverso per funzionare meglio nelle persone anziane. Non mi aspetto di osservare grossi effetti collaterali nella popolazione anziana proprio per questo motivo, ma anche in questo caso non si possono comunque fare previsioni'

Cosa ne pensa dell'aumento di contagi legati alla variante inglese? In base ai dati forniti dalla Regione Emilia Romagna, un terzo dei positivi ha contratto la variante inglese. Come si comporta?
"Una variante è un virus che ha mutato una base del suo genoma e le mutazioni, quando un virus si replica, sono normali. La maggior diffusione è semplicemente data dal fatto che la variante inglese è un po' più 'brava' nel replicarsi e sta prendendo il sopravvento sul virus che avevamo prima. E' già successo nei mesi scorsi: il virus originale arrivato da Whuan è diventato 'D614G', che ha preso il sopravvento nei mesi successivi. Ora evidentemente si è evoluto un virus un pochino più efficiente: la variante inglese che ha preso il dominio ed è più presente nella popolazione".

Il vaccino Pfizer sembra essere efficace sulla variante inglese. Si può dire lo stesso anche di Moderna e Astrazeneca?
"Su Moderna e AstrAzeneca non ci sono dati ad oggi per poterlo affermare con certezza, così come non ce ne sono a sufficienza per dire il contrario. E' un problema di tempistica. Appartentemente la variante inglese viene bloccata dal vaccino Pfizer ma, appunto, su come si comportano gli altri vaccini, dati non ce ne sono".

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La Regione il 12 febbraio ha avviato una seconda raccolta di campioni per un altro studio sulla variante inglese. Di cosa si tratta?
"So che si tratta di uno studio importante perché è fondamentale seguire le indicazioni che tutti abbiamo dato sul controllo delle varianti. Occorre avere una forte sorveglianza dei focolai, trattare le infezioni e sequenziare il più possibile il virus. Cosa che in Italia non viene fatta. Il sequenziamento richiede tecniche sofisticate e gli italiani non sono purtroppo i migliori ad organizzare questo tipo di studio".

Per quanto riguarda le altre varianti come quella brasiliana, sudafricana che cosa si sa fino a questo momento in merito alla pericolosità, trasmissibilità e resistenza al vaccino?
"Sono arrivate a Perugia, ad esempio ma da noi ancora no. Non ci sono ancora dati per stabilire se siano o meno più pericolose o 'resistenti'. Facendo ipotesi finiremmo per creare panico".

Che cos'è la cosiddetta variante campana?
"Siccome le mutazioni sono molto frequenti ne usciranno tantissime prossimamente. Potrebbe esserci anche quella modenese. Teniamo presente che più il virus è in circolazione, più si replica e più può mutare. E' un fenomeno che ci aspettiamo. Se le varianti saranno o meno più pericolose lo scopriremo solo in futuro. Ora non abbiamo dati certi per poterne parlare e comunque, con le tecnologie che abbiamo oggi, per creare un nuovo vaccino ci vogliono dalle 4 alle 6 settimane. Chi ha già fatto vaccini, ha già tutto pronto in casa: deve prendere una sequenza di Rna e inserirla in un vettore già usato".