Bologna, 7 aprile 2021 – Da oltre un anno facciamo i conti con un nemico ostinato, chiusi in casa come in trincea in attesa delle munizioni. La voglia di balzare dai ripari e contrattaccare aumenta di giorno in giorno. Il Covid è ancora là fuori. Ora che le armi le abbiamo, per quanto scarse, scopriamo che l’antagonista è meno prevedibile di quanto immaginassimo. Viene naturale da chiedersi se l’artiglieria, i vaccini, sia sufficientemente efficace.

Emilia Romagna verso la zona arancione, ecco quando

Il Sars-Cov-2, infatti, evolve costantemente attraverso le mutazioni del suo genoma. Come gli altri virus, in particolare quelli a Rna. L’Istituto Superiore di Sanità chiarisce che fenomeni di questo tipo sono stati osservati in tutto il mondo fin dall’inizio della pandemia. Cosa c’è di nuovo in queste prime settimane del 2021?

Negli ultimi mesi si sono diffuse varianti che, a differenza delle altre, hanno un impatto significativo. Cioè si dimostrano più contagiose o generano una forma della malattia maggiormente severa. Talvolta entrambe le cose. Occhi aperti, dunque. Inglese, sudafricana, brasiliana, newyorchese e giapponese: i pericoli arrivano da tutti i fronti globali.

La variante inglese

La variante inglese del Covid, chiamata Voc 20212/01, fa la sua comparsa sulla scena pandemica nel Regno Unito sul finire del 2020. Poco prima di Natale si scopre che circola anche in Italia: viene isolata in una coppia.

“Ha dimostrato di avere una maggiore trasmissibilità rispetto alle varianti circolanti in precedenza (superiore del 37% rispetto ai ceppi non varianti, con una grande incertezza statistica, tra il 18% e il 60%)”, si legge sul sito del Ministero della Salute, che spiega: “La maggiore trasmissibilità di questa variante si traduce in un maggior numero assoluto di infezioni, determinando così un aumento del numero di casi gravi”.

image

La variante sudafricana

Sempre nello stesso periodo viene alla ribalta la variante sudafricana, nota agli esperti come 501.V2. Segni particolari? Si diffonde con più facilita (“50% più trasmissibile”) ed emerge sulla maggior parte dei tamponi processati nei dintorni di Città del Capo. Il nome si spiega così.

image

La variante brasiliana

La variante P1 a febbraio era quasi endemica nello stato del Paraná, nel sud del Brasile. Secondo uno studio dell’Università di Verona potrebbe essere non solo più contagiosa ma anche più mortale tra i 20 ai 49 anni.

image

La variante newyorchese

Da East Cost (degli Stati Uniti) a East Cost (dell’Italia): la variante newyorchese viene scovata a marzo anche da noi, nelle Marche. Nome di battaglia B.1.526.

image

La variante giapponese

L’ultimo avamposto del Coronavirus nei mesi della campagna vaccinale è la variante giapponese. La E484K, che si è manifestata per la prima volta nel Paese del Sol Levante, è stata segnalata anche in Austria e si starebbe diffondendo negli Usa. Presenterebbe caratteristiche assimilabili sia alla variante inglese sia a quella sudafricana.

Le varianti Covid più diffuse in Italia

Nel 2021 l’Italia è diventata terra di conquista per le varianti. Il ceppo inglese è quello prevalente, stando a un’indagine condotta dall'Istituto Superiore di Sanità con il supporto della Fondazione Bruno Kessler e in collaborazione con il Ministero della Salute, le Regioni e le Province autonome: al 18 febbraio 2021 rappresentava il 54% dei contagi (con valori oscillanti tra lo 0% e il 93% nelle singole regioni), la variante brasiliana il 4,3%, quella sudafricana lo 0,4%.

“La prevalenza di varianti in Emilia Romagna - spiega la Regione - è risultata complessivamente del 96,5% rispetto al virus originale, l'88% per la variante inglese”. La variante inglese "ha dimostrato di avere una maggiore trasmissibilità, superiore del 37% rispetto ai ceppi non varianti, che si traduce - sottolinea l'ente di Viale Aldo Moro - in un maggior numero assoluto di infezioni, determinando un incremento anche nel numero di casi gravi con conseguente impatto sui sistemi sanitari".

Il vaccino è efficace contro le varianti del Covid?

Il quadro non è dei più rassicuranti. I dati consiglierebbero di accelerare con la campagna vaccinale, obiettivo per raggiungere il quale non si può prescindere dall’approvvigionamento continuo di dosi. La domanda, a questo punto, è ovvia: la profilassi è efficace anche al cospetto delle varianti del Covid? Questa la risposta ufficiale del Ministero della Salute: “I primi dati confermano che tutti i vaccini attualmente disponibili in Italia sono efficaci contro la variante inglese del nuovo Coronavirus”. Bene. “Sono in corso studi per confermare l’efficacia dei vaccini sulle altre varianti”, si legge poi.

Nell’attesa dei dati definitivi si accende il dibattito tra gli esperti. “La variante giapponese potrebbe ridurre l'efficacia dei vaccini”, dichiara all’Adnkronos Fabrizio Pregliasco, virologo dell'Università degli Studi di Milano. "L'aspetto positivo - prosegue - è averla individuata su un campione piccolo e quindi avere la capacità di monitorarla”. Cosa sappiamo al momento? “Che assomma alle caratteristiche della variante inglese ulteriori variazioni, e che dalle valutazioni delle ricostruzioni tridimensionali al computer mostra modifiche che potrebbero in qualche modo far ridurre l'efficacia delle vaccinazioni, questo è quello che si teme”. “Per ora - sottolinea - è un elemento di preoccupazione che va ancora approfondito".

Roberto Burioni ha meno dubbi e attacca: "Ormai domina il 'varianterrorismo’, ogni variante che compare, si fa terrorismo. È normalissimo che un virus nuovo generi varianti, dobbiamo preoccuparci quando queste hanno caratteristiche che le rendono pericolose”. “La variante inglese, ormai dominante in Italia – spiega -, è molto pericolosa perché è molto più contagiosa e anche più letale, causa malattia più grave. Poi ci sono la brasiliana e la sudafricana, ma altre varianti preoccupanti non ci sono".

E la cosiddetta variante giapponese? "Secondo uno studio condotto dalla stessa azienda, il vaccino Pfizer sembra funzionare benissimo anche contro questa variante", sottolinea il virologo dell'università Vita-Salute San Raffaele di Milano, intervenuto su Rai Radio1. "Varianti che sono in grado di superare l'immunità indotta dai migliori vaccini - afferma - non ci sono. Anzi, arrivano notizie eccezionali da Israele, dove, ricordiamoci, domina la variante inglese, ma sono molto avanti con le vaccinazioni". Due gli studi "molto interessanti" diffusi in questi ultimi giorni, secondo il virologo pesarese, che spiega: "Il primo descrive come i familiari dei malati, se vaccinati, non si infettino. Mentre dal secondo arriva un primo segno, che è fantastico: stanno calando le infezioni nei bambini che non sono stati vaccinati. Si sta dunque cominciando a verificare l'immunità di gregge. Una notizia ancora preliminare, ma se confermata è la notizia più bella che poteva arrivare, dopo quella di novembre scorso dell'efficacia dei vaccini" contro Covid-19. Dunque, ribadisce Burioni, "dobbiamo vaccinare il più velocemente possibile, il virus non va in vacanza”. 

Covid, le altre notizie

Figliuolo: "In arrivo un milione e mezzo di dosi Pfizer"

Variante giapponese del Covid: cosa dicono esperti e virologi italiani

Effetti collaterali vaccino Covid: Pfizer, AstraZeneca, Moderna e Johnson & Johnson

Post covid: sintomi fino a quando? "Ne soffrono 3 su 4"

Bologna: previsioni. "Con i vaccini zero contagi 2 mesi prima"

Vaccino AstraZeneca e trombosi, Burioni: "Silenzio intollerabile"

Vaccino Johnson & Johnson: efficacia e come funziona