Bologna, 9 febbraio 2021 - Laboratori al lavoro alla caccia della variante inglese, per capire quanto è diffuso il virus mutato del Covid e l’eventuale presenza di altre varianti. I test sono in corso su 213 tamponi positivi raccolti il 4 e il 5 febbraio in tutta l’Emilia-Romagna, e una stima sarà disponibile all’inizio della prossima settimana. Da una prima analisi è emerso che circa un terzo di questi test potrebbe contenere la variante inglese, quindi una settantina di casi in tutta la regione e una ventina a Bologna, dal momento che i casi individuati nel nostro territorio sono stati 64. I campioni del Sant’Orsola sono già 14 e provengono tutti dal reparto di...

Bologna, 9 febbraio 2021 - Laboratori al lavoro alla caccia della variante inglese, per capire quanto è diffuso il virus mutato del Covid e l’eventuale presenza di altre varianti. I test sono in corso su 213 tamponi positivi raccolti il 4 e il 5 febbraio in tutta l’Emilia-Romagna, e una stima sarà disponibile all’inizio della prossima settimana. Da una prima analisi è emerso che circa un terzo di questi test potrebbe contenere la variante inglese, quindi una settantina di casi in tutta la regione e una ventina a Bologna, dal momento che i casi individuati nel nostro territorio sono stati 64.


I campioni del Sant’Orsola sono già 14 e provengono tutti dal reparto di Gastroenterologia dove è nato un focolaio: ai primi 6 ricoverati di sabato, il giorno dopo se ne sono aggiunti altri tre e un altro ieri. Quindi i degenti risultati positivi e sui quali si è accesa l’attenzione dopo un esame in Microbiologia sono 10, ai quali si aggiungono i quattro operatori sanitari, risultati positivi già da sabato. Ci sono poi altre due persone ricoverate al Maggiore che attendono l’esito dello stesso esame e l’attenzione è puntata anche sui casi positivi di una scuola.

Emilia Romagna torna in zona arancione? Ecco quandoVarianti Covid inglese e brasiliana: allarme nelle Marche e in Umbria

A condurre lo studio, su mandato dell’Istituto superiore di sanità che ha avviato l’indagine a livello nazionale, sono i laboratori di Pievesestina, in Romagna, Parma, il Sant’Orsola e Modena, in collaborazione con la Regione – servizio Prevenzione collettiva e sanità pubblica – e i Dipartimenti di Sanità pubblica delle Aziende sanitarie territoriali.


I 213 tamponi selezionati "appartengono ad altrettanti cittadini scelti a caso, ma in modo proporzionale rispetto al numero di abitanti delle singole province, fra i positivi individuati nei giorni 4 e 5 febbraio", precisa la Regione. Oltre ai 64 di Bologna, 12 a Piacenza, 20 a Parma, 24 a Reggio Emilia, 32 a Modena, 7 a Ferrara e 54 in Romagna. "Siamo impegnati a cercare la variante inglese mettendo in campo la professionalità dei nostri laboratori, attivi su questo fronte già da diverso tempo – spiega Raffaele Donini, assessore regionale alle Politiche per la salute –. La stima esatta della percentuale di diffusione della variante inglese sul totale dei casi riscontrati sarà disponibile a inizio della prossima settimana. A quel punto saremo in grado di valutare, in accordo con l’Istituto superiore di sanità e con il Governo, le eventuali azioni di contrasto che dovessero rendersi necessarie". I campioni sono sottoposti al ’test inverso’, indagine molecolare che non riconosce la variante inglese.

Colori regioni a febbraio: cosa può succedere - Nuovo Dpcm, ultime notizie. Cosa sappiamo 

image
Se il test dà esito negativo, significa che il tampone è verosimilmente positivo alla variante inglese; un primo passaggio che non determina la certezza della variante inglese, ma rivela che potrebbe esserlo. Vittorio Sambri, direttore del Laboratorio di Pievesestina: "Bisognerà continuare a effettuare anche la successiva analisi di sequenziamento del virus che richiede oltre 48 ore per ogni batteria di campioni". I campioni selezionati sono stati sottoposti a questa prima fase di analisi, da cui è emerso che circa un terzo di essi potrebbe conten ere la variante inglese, precisa la Regione, e ora si procede con il sequenziamento.
red. cro.