Violenza sulle donne
Violenza sulle donne

Modena, 23 settembre 2020 - "Ricordo bene il punto di non ritorno: nella primavera del 2018 ho schiaffeggiato e spintonato mia moglie. Non era la prima volta che accadeva, ma in quel momento ho visto i suoi occhi riempirsi di paura. La mattina seguente ho chiamato il Centro Ldv di Modena". Mauro (il nome è di fantasia, ma il resto no), è capoufficio in un’azienda, ha 50 anni, una moglie e due figli adolescenti. Per otto anni ha maltrattato la sua compagna di vita, bersagliandola di insulti e scaricando su di lei il suo livore. Tutto sotto gli occhi dei figli. Un uomo come tanti che odiano le donne, unica differenza: lui ha deciso di cambiare.

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Com’era la relazione tra lei e sua moglie?
"Ci siamo sposati nel 2005, dopo i primi cinque anni la favola è finita e ho iniziato ad avere atteggiamenti violenti nei suoi confronti. Non si trattava solo di alzare le mani, ma anche di aggressioni verbali".

Quindi la insultava.
"Ero ancora più subdolo: periodicamente mettevo in atto delle strategie per portarla all’esasperazione. Quando lei esplodeva e reagiva l’accusavo di essere pazza o, peggio, di essere la causa delle nostre discussioni. Mi trinceravo dietro le sue reazioni e le usavo come alibi".

Per cosa litigavate?
"Paradossalmente i nostri diverbi scattavano per sciocchezze: dopo una settimana di stress accumulato sul lavoro, mi sfogavo su di lei durante i weekend. Oppure litigavamo per i figli".

I figli assistevano a queste escalation?
"Purtroppo sì. Il percorso di recupero è stato prezioso per recuperare il rapporto sia con la mia compagna che con loro. Anche se sulla riconciliazione coi miei figli sto ancora lavorando".

Si è mai sentito un uomo violento?
"Quando ci sei in mezzo non lo percepisci. Prima, quando leggevo sui giornali di femminicidi o violenze ero distaccato, non era un tema che sentivo vicino. Ogni volta che maltrattavo mia moglie mi pentivo un istante dopo, ma non riuscivo a capire tutto il male che le stavo facendo".

Ha capito cosa scattasse in lei in quei momenti?
"Purtroppo riproponevo uno schema familiare che io stesso ho vissuto: mio padre maltrattava mia madre e me. Lei era totalmente dipendente da lui: sia economicamente, sia emotivamente. Grazie al percorso sono riuscito a perdonare mio padre, ma è stato un cammino doloroso".

Com’è venuto a conoscenza del Centro Liberiamoci dalla violenza?
"Me ne aveva parlato un amico. Lui sapeva che vivevo delle tensioni in casa, ma non gli ho mai raccontato tutto. Probabilmente però ha percepito qualcosa".

Come ha funzionato il percorso di recupero?
"Ho partecipato ai colloqui individuali con lo psicologo. Successivamente, ho preso parte alla terapia di gruppo. Quest’ultima è stata altrettanto essenziale: sentire le testimonianze degli altri, rivedermi in quegli atteggiamenti e nelle situazioni è stato importante per riuscire a guardarmi dentro".