Bologna, 20 febbraio 2021 - Vertice tra i governatori per suggerire un cambio di passo al governo Draghi anche nella strategia dei colori in vista del D-day del 25 febbraio, in cui scade il divieto di spostamento tra le Regioni e da Roma si deciderà se consentire o meno la libera circolazione in tutto il Paese, con un nuovo Dpcm. Di questo, oltre che della riduzione di forniture di vaccini da parte di Astrazeneca, si parla nella Conferenza delle Regioni convocata oggi pomeriggio dal presidente Stefano Bonaccini. Un vertice durato circa due ore che ha registrato una divisione tra i governatori.

Emilia Romagna arancione da domenica 21 febbraio: liberi tutti nell'ultimo giorno giallo

Tutti, però, sono d'accordo su un punto: occorre evitare i continui cambi delle regole e legare le decisioni a parametri più oggettivi. Il tutto però senza abbassare la guardia perché le varianti corrono e impongono strette mirate ed immediate. Le Regioni chiedono questo al nuovo Governo, vogliono una diga ai contagi che rischiano di aumentare progressivamente, ma anche misure che tengano conto dell'oggettiva realtà dei casi sul territorio.

Ma sulla possibilità di una Italia tutta arancione, ovvero di restrizioni omogenee per l'intero territorio nazionale, si registrano dissensi all'interno della Conferenza delle Regioni. Sulla proposta avanzata ieri dal presidente Stefano Bonaccini concordano la Toscana, la Campania, la Lombardia, ma il vicepresidente della Conferenza Giovanni Toti, governatore ligure, ha espresso la sua contrarietà. “Il Paese si aspetta di ripartire”, dice. E propone una zona gialla nazionale, dunque con aperture di ristoranti, sport e spettacolo, e di estendere i passaggi di colore soprattutto a livello provinciale e comunale. Ad ogni modo, tutte le regioni concordano su una comunicazione tempestiva delle misure.

Il focus Colori regioni oggi, chi passa all'arancione. Rt Italia in crescita a 0,99 - Bollettino Covid del 20 febbraio

Bonaccini: "Chiesto al Governo un incontro urgente"

"Lavoro comune e intesa fra tutte le Regioni, che nelle prossime ore presenteranno al Governo una piattaforma di proposte in vista del prossimo Dpcm, nella convinzione che occorra un deciso cambio di passo nella campagna vaccinale e per la ripresa economica. Anche per questo abbiamo chiesto al Governo un incontro urgente". Così il presidente Stefano Bonaccini al termine della Conferenza delle Regioni. "La priorità adesso – prosegue Bonaccini - è la campagna vaccinale. Sta andando a rilento. E questo non per disguidi organizzativi, per carenza di personale o indisponibilità della popolazione. Il problema è nell'approvvigionamento. Per questo chiediamo al Governo di intraprendere ogni sforzo per reperire più dosi. Le Regioni sono a disposizione nelle forme e nei modi utili e possibili, a partire dal coinvolgimento diretto di aziende e filiere nazionali".

"E' poi necessaria anche una verifica sul personale che occorrerà coinvolgere e stiamo già collaborando attivamente con il Governo per arrivare ad un accordo quadro con i medici di medicina generale. Oggi abbiamo anche affrontato tutte le questioni che riguardano la revisione dell'attuale sistema di regole che definisce l'entrata e l'uscita dalle diverse zone. E' necessaria una revisione ed una semplificazione con la contestuale revisione dei criteri e dei parametri di classificazione. Serve un respiro più lungo ed un'analisi approfondita dei luoghi e delle attività, anche in base ai dati di rischio già accertati. Non solo. Occorre che le misure siano conosciute con congruo anticipo e tempestività dai cittadini e dalle imprese. Tutte le Regioni hanno poi richiesto che per i provvedimenti che introducono restrizioni particolari per singoli territori si attivino anche contestualmente gli indennizzi per le categorie coinvolte. E a questo scopo - ha concluso Bonaccini - è anche necessario che i provvedimenti restrittivi regionali siano adottati con l'intesa del ministro della Salute".

I nuovi colori dell'Italia

Nel sistema delle fasce per contenere il contagio, l'Emilia Romagna, il Molise e la Campania passano in zona arancione da domenica 21 febbraio, in 'rosso' in virtù delle ordinanze locali già in essere Bolzano e alcune aree dell'Umbria. 'Gialle' tutte le altre. E sfuma il sogno della Valle d'Aosta di diventare la prima regione in zona bianca.  

La lotteria dei colori - di Gabriele Canè

Bonaccini: "Restrizioni omogenee per combattere il virus e dare più certezze ai cittadini"

Il sistema delle fasce di colore diverso, giallo, rosso e arancione - ha detto ieri il presidente della Regione Emilia Romagna e della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini - ha avuto una sua validità, che abbiamo condiviso con il Governo nei mesi precedenti, ma ora ho l'impressione che, con l'arrivo delle varianti, vada fatta una valutazione diversa". Consapevole che l’allarme degli scienziati dopo il monitoraggio di ieri avrà certamente conseguenze ("le varianti - hanno detto - potrebbero far impennare il numero dei contagi, rimanete a casa"), ha aggiunto che "qui si rischia di andare in giallo, poi in arancione se non in rosso poi si torna indietro. Insomma, si rischia un sali-scendi che genera preoccupazione e non mette un'asticella su quando, non dico si potrà terminare, ma dare un senso di risposta che veda una fine. Meglio restrizioni omogenee per tutti".

La proposta: "Non un lockdown totale ma magari un arancione 'scuro' per tutti" 

Gialla da inizio mese, l'Emilia Romagna è tornata arancione dopo tre settimane. Nessuna sorpresa per il governatore Stefano Bonaccini che già nei giorni scorsi, dati alla mano, aveva anticipato la possibilità di un cambio di colore. Con il timore di una nuova crescita dei contagi su tutto il territorio, il presidente della Conferenza delle Regioni si è così attivato con i ministri Gelmini e Speranza invitando il governo Draghi a riflettere sulla possibilità di un cambio di regole nella lotta alla pandemia: restrizioni di "qualche settimana" e "omogenee" su tutto il territorio nazionale ("non un lockdown totale come l'abbiamo conosciuto - ha detto - ma magari un arancione, magari 'scuro'") per rallentare la corsa del virus, preso atto che, probabilmente in un'Italia sempre più arancione il sistema a fasce di colorazione "dimostra qualche fragilità". Debolezze, quelle dell'Italia maculata, legate non solo all'emergenza sanitaria ma anche alla crisi economica con "un saliscendi che non dà certezze per il futuro a chi è in difficoltà - ha detto Bonaccini -. Occorre una riflessione su bar e ristoranti che rischiano di chiudere ogni volta che si cambia colore".

Donini: "Il fallimento delle zone a colori è sotto gli occhi di tutti"

"Ormai il fallimento delle zone a colori è sotto gli occhi di tutti. Bisogna ripensare una strategia nazionale per contrastare la pandemia e accelerare la campagna vaccinale in corso - parola di Raffaele Donini, assessore alla Sanità dell'Emilia Romagna -. In questa settimana, col nuovo Governo dobbiamo ripensare la strategia nazionale, per dare un senso anche ai sacrifici che chiediamo a cittadini e imprese. Dopo mesi di suddivisione dell'Italia in varie fasce di colore il virus rimbalza tra una regione e l'altra: magari da noi è in calo, mentre in regioni confinanti è al picco. O viceversa. È un'Italia che non si riesce mai ad allineare nel contrasto alla curva epidemica, quindi le restrizioni rischiano di non avere un senso vero di abbattimento dei contagi". Secondo l'assessore "L'Italia è troppo piccola per essere divisa in pezzettini".

Giani (Toscana): "Servono criteri più oggettivi per i colori"

Secondo il Governatore della Toscana, Eugenio Giani, servono criteri "più oggettivi" per le scelte sui colori delle regioni. "Oggi c'è questo Rt - ha osservato il governatore - ma questo Rt sappiamo che ha molti margini di valutazione discrezionale: non si fonda sui contagi ma sui sintomatici. Quanti sono i sintomatici regione per regione non è possibile saperlo, perché voi andate nei siti delle Regioni, noi in Toscana lo mettiamo in modo molto trasparente, ma qualche altra Regione non lo mette nemmeno".

Giani ha detto che "io per primo vado a vedere le tabelline dei contagi, e vedo che stamani noi ne abbiamo 950, ma la Lombardia ne ha 3700: perché la Lombardia è zona gialla e noi restiamo in arancione? Io un pò me lo domando, quindi io vorrei che questi dati fossero quelli a cui ci si riferisce: i contagi, le terapie intensive, i posti Covid occupati negli ospedali, perché il criterio sia chiaro, trasparente al cittadino come al presidente. Se non appare chiaro al presidente, vi immaginate al cittadino?".

Fontana (Lombardia): "Limitazioni più prolungate per consentire una programmazione alle attività"

Dello stesso avviso il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana: "Sono assolutamente convinto che è difficile fermare il virus salvo realizzando misure vaste ed estese. Penso anche come oggi si è accorto qualche mio collega (riferendosi a Bonaccini ndr.), che bisognerebbe rivedere questo metodo di limitazioni. Servirebbero misure forse meno draconiane ma per un tempo maggiore. Mi sembra che stiamo correndo dietro al virus. Bisognerebbe fare limitazioni per un tempo più lungo per evitare di fare continuamente aperture e chiusure senza dare certezze ai cittadini e alle attività economiche senza la possibilità di fare una programmazione". 

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Il taglio alla fornitura di vaccini da parte delle aziende produttrici è "insostenibile" secondo il presidente della Lombardia che ha chiesto che il premier "faccia sentire la sua voce autorevole" in Europa per tutelare gli interessi italiani e la campagna vaccinale delle Regioni. "Lo stillicidio dei tagli alle forniture da parte delle aziende produttrici è molto grave! Oggi l'annuncio di Astra Zeneca che riduce del 15% la fornitura all'Italia. E' una situazione insostenibile - ha sottolineato - che mette in difficoltà tutte le regioni impegnate nelle campagne vaccinali".

Il presidente della Liguria Toti: "No a chiusure omogenee"

"Personalmente sono favorevole ad un sistema che consenta una maggiore duttilità delle misure sul territorio, con semmai l'istituzione di zone rosse, arancioni, gialle e anche bianche anche di dimensioni diverse da quelle regionali. Se poi si deciderà per misure nazionali sarà un approccio diverso, su cui potremo confrontarci. Ritengo che oggi un approccio particolarmente allarmistico non aiuti nessuno, nè il lavoro del nuovo Governo, nè le categorie economiche che come si è visto hanno raggiunto un livello di esasperazione particolarmente acuto, nè il sistema ospedaliero, che necessita di tutto l'aiuto necessario sulla base delle necessità reali". Così il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti aveva parlato in vista della riunione di oggi della Conferenza delle Regioni in relazione all'adozione del prossimo Dpcm e alle regole di gestione e di contenimento della pandemia.