Bologna, 26 novembre 2021 - Il Veneto resta in zona bianca, come preannunciato ieri dal governatore Luca Zaia, ma i dati Covid peggiorano e aumenta ancora il rischio di finire in zona gialla nelle prossime settimane. E anche le Marche manifestano dati sempre più preoccupanti. E' questo il quadro che emerge dalla Cabina di regia settimanale con il consueto report dell'Itsituto nazionale di Sanità, in piena quarta ondata Covid, per le nostre regioni.

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La situazione pandemica in Italia si sta tornando ad aggravare (anche se ricordiamolo, in maniera molto meno pesante rispetto a un anno fa quando non c'erano ancora i vaccini) tant'è che il Friuli Venezia Giulia passerà dalla prossima settimana dalla zona bianca alla zona gialla. E' l'unica Regione che lo farà, per adesso le altre restano in zona bianca.

Anche se, purtroppo, anche le nostre regioni iniziano a risentire di questo peggioramento. In più, arriva lo spauracchio di una nuova variante del virus, quella sudafricana. L’incidenza settimanale a livello nazionale continua ad aumentare: 125 per 100mila abitanti (19-25 novembre) e 98 per 100mila abitanti (12-18 novembre).

Zona gialla: i parametri e chi rischia

Ricordiamo che per finire in zona gialla è necessario che si verifichino contemporaneamente tre condizioni50 casi settimanali per 100mila abitanti, l'occupazione dei posti di paziendi Covid in terapia intensiva supera il 10%, mentre quella nelle aree non criitiche degli ospedali il 15%.

Le Marche hanno già superato due di questi tre parametri. Infatti, la Regione del Governatore Acquaroli e il Friuli Venezia Giulia sono le uniche due regioni che questa settimana hanno registrato valori sopra la soglia di allerta fissata al 10% per l'occupazione dei posti letto per Covid in terapia intensiva: il Friuli registra infatti un valore di occupazione pari al 16% e le Marche dell'11%. Le Marche, inoltre, hanno una incidenza che supera di grand lunga i 50 casi ogni 100mila abitanti.

Ma resta ben sotto la soglia di guardia l'occupazione dei posti letto per ciò che riguarda i reparti non critici, al 7%.

Per ciò che riguarda il Veneto, invece, è l'unica Regione classificata a rischio alto questa settimana (18 sono invece a rischio moderato): l'incidenza è 226,1 casi per 100mila abitanti. Le terapie intensive e i reparti non critici, invece, sono al 7% (ultimi dati Agenas). 

Nonostante la recente preoccupazione di Bonaccini su un possibile raggiungimento della zona gialla nelle prossime settimane "per colpa de no vax", l'Emilia Romagna rimane coi dati delle terapie intensive e dei reparti non critici ancora sotto controllo e rispettivamente al 6,6% e 7,3%. E' sempre elevata invece l'incidenza (soprattutto quella di alcune province), con 142 casi ogni 100mila abitanti. L'indice Rt è pari a 1,27. 

L'indice Rt 

In Italia, l'’Rt medio calcolato sui casi sintomatici è stato pari a 1,23 (range 1,15 – 1,30), stabile rispetto alla settimana precedente e al di sopra della soglia epidemica. É in leggero aumento e sopra la soglia epidemica l’indice di trasmissibilità basato sui casi con ricovero ospedaliero (Rt = 1,15 (1,11-1,19) al 16/11/2021 vs Rt = 1,09 (1,04-1,14) al 9/11/2021.

L'esperto sull'epidemia in Emilia Romagna, Marche e Veneto

Sono fenomeni sistematici, come i flussi di persone in ingresso dalle frontiere, combinati con quelli casuali, come gli assembramenti di massa, ad alimentare l'alto numero di casi nel Nord Est del Paese, dove si concentrano le 20 province con l'incidenza più elevata, sulle 107 italiane: lo suggeriscono le analisi del matematico Giovanni Sebastiani, dell'Istituto per le Applicazioni del Calcolo 'M.Piconè, del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr). 

Sebastiani osserva che "all'origine della fase espansiva dell'epidemia in cui si trova il nostro Paese siano fattori sia di tipo sistematico, come i flussi di persone in entrata attraverso le frontiere, in particolare quelle con Slovenia e Austria, provenienti dal blocco di stati dal Mar Baltico al Mar Egeo dove i valori dell'incidenza erano già alti, sia di tipo casuale, come gli assembramenti di massa a Trieste. Altri due fattori rilevanti di tipo sistematico sono la stagione fredda, con un aumento del tempo di presenza delle persone nei locali chiusi, dove il contagio avviene anche via aerosol, e le attività scolastiche dove al momento la copertura vaccinale è bassa. L'onda epidemica si è poi diffusa in Veneto, Emilia Romagna e Marche".