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16 mag 2022
Commento

Lento declino

di MATTEO NACCARI - La chiusura definitiva della ex Antonio Merloni non è solo un passaggio formale dell’ennesima crisi industriale, ma probabilmente un punto di svolta simbolico per tutto il territorio di Fabriano e per il settore degli elettrodomestici simbolo di questa parte di Marche. L'Antonio Merloni, nel corso degli anni Novanta, è stata un colosso europeo per il cosiddetto comparto del bianco, in particolare le lavatrici. Poi pian piano il declino, fino alla cessione poco fortunata alla JP Industries per creare un nuovo progetto industriale e infine il bando deserto per rilevare la Indelfab (la società che ne ha raccolto l'eredità) in fallimento andato deserto, con il risultato che ora 479 addetti tra Marche e Umbria si ritrovano licenziati, con anche la cassa integrazione finita. Insomma, come hanno spiegato i sindacalisti, si tratta di una sconfitta sociale per il territorio, dell’ennesimo segnale di sgretolamento di un mondo industriale che non esiste più. Questi licenziamenti dimostrano come probabilmente le politiche adottate non sono state in grado di trovare alternative al settore del bianco che è pian piano diventato un gigante dai piedi d’argilla, insomma dopo decenni di prosperità adesso si hanno davanti disoccupazione e più povertà. Non è solo Fabriano a trovarsi a un bivio ma tutta la politica industriale delle Marche. Se non si troverà un modo per riconvertire tante aziende – e le crisi in questa zona sono molte – bisognerà rassegnarsi all’arretramento. Questa parte delle Marche non lo merita. 

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