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Commento

Insalata russa

di ANDREA FONTANA - Giunta al ballottaggio delle presidenziali francesi grazie al vento della "Francia rurale" (parole sue) nelle vele, Marine Le Pen ha ripreso a parlare di Russia e Ucraina. Storica "amica" di Putin, che secondo i media d'oltralpe le avrebbe finanziato precedenti campagne elettorali, Madame Le Pen ha detto che, se eletta, si adopererà, una volta finita la guerra, perché la Nato stringa un'alleanza strategica con la Russia. Un blocco unico dalla Normandia a Vladivostock, dall'Atlantico al Pacifico, spiega, è nell'interesse dell'Europa e anche degli Stati Uniti, perché sottrarrebbe Mosca alle grinfie cinesi. Al di là del parere di ciascuno in materia, in questo progetto affiora la moderna versione "geostrategica" di un grande mito fumettistico dell'estrema destra europea. Che vede nell'alleanza fra occidentali e slavi, considerati uniti da millenni di storia sullo sfondo di Roma e Bisanzio, una fantomatica fortezza di civiltà (bianca) dirimpetto ai popoli colorati. Un "comune destino" legato al suolo, e alternativo al liberalismo anglosassone, marittimo e dunque per sua natura meticcio; anzi, come lo definì Mussolini in un famoso aggettivo, "masso-demo-pluto-giudaico" (perché gli ebrei, naturalmente, ci vengono sempre infilati). Il tutto è fumettistico in quanto basato su presunte antiche saghe del Nord costruite a tavolino nel XIX secolo; e, se è vero che il Medioevo sboccia dalla sintesi, realizzata dalla Chiesa della tarda Antichità, tra la civiltà romana cristianizzata e la cultura spirituale e figurativamente astratta dei barbari, non si può trascurare il via vai incessante, in quei secoli bui, di popoli e traffici in tutto lo specchio del Mediterraneo. Un fattore non secondario del gigantesco melting pot che ha fatto scomparire i popoli dell'Antichità. La Russia moscovita non è mai stata organica all'Europa. Con essa ha intrattenuto rapporti temporanei di alleanza o conquista, ne ha subito il fascino (si pensi a Pietro il Grande e Versailles, o a Caterina II e l'Illuminismo) ma, come nelle pagine di Tolstoj, mantenendo un fondo di brutale e selvaggia grandezza legato agli spazi infiniti di cui l'Occidente non disponeva. Putin, fra i suoi molti e non graditi doni, ha quello di risvegliare entusiasmi in un pancia europea ancora gonfia di fantasmi del Novecento. Gli stessi che, nel secolo scorso, furono affrontati con determinazione solo dai vituperati anglosassoni, Stati Uniti e Gran Bretagna. Oggi i più decisi, del resto, a maltrattare lo zar.

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