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Commento

La festa dei lavoratori e l'eredità di Marco Biagi

di VALERIO BARONCINI - E' inevitabile dopo la Festa dei lavoratori pensare a Marco Biagi, il giuslavorista barbaramente ucciso dalle Brigate Rosse  a Bologna vent’anni fa. Spari sotto i portici, una bicicletta a terra, sangue sulla democrazia e sulla storia. E’ ormai palese, nonostante i Governi non abbiano completato tutte le innovazioni portate dalla Legge Biagi, che l’eredità del prof riguardi la scelta di modificare il mercato del lavoro non partendo dal posto, ma pensando alla persona, al lavoratore. A quella che Michele Tiraboschi, erede di Biagi all’Università, definisce “difesa della professionalità e della occupabilità, mediante la predisposizione di politiche attive e moderni meccanismi di protezione e sociale e di governo attivo delle inevitabili e continue transizioni occupazionali”. Pensate a quanto tutto questo, dal 2002 a oggi, sia attuale, pensate alla discussione di questi giorni (anzi settimane anzi mesi) su orari, giovani, weekend liberi, gratuità, stipendi, smart working. Discussione liquidata da molti troppo velocemente con scarsa voglia di lavorare, senza capire invece che lavoro è anche affermazione di sé in relazione al ‘resto’ della vita, alla famiglia, alle amicizie, agli affetti, al tempo libero. E’ il discorso di cui sopra: non solo il posto, ma anche la persona.

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