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6 apr 2022
Commento

La foto della nonna morta

di MASSIMO PANDOLFI - L'altro giorno, a Pesaro, è scoppiata una mezza rissa in una camera mortuaria. Una ragazzina ha fotografato e postato poi sui social l'immagine della nonna morta, nella bara. I parenti se ne sono accorti e l'intervento dei carabinieri all'obitorio è stato provvidenziale per placare gli animi. Il tema è stra-trattato: i ragazzi e l'uso esasperato, esagerato, improprio, talvolta folle (vedi Pesaro) del telefonino. Ma siamo proprio sicuri che sia solo colpa loro? Mi viene in mente un esperimento che feci nel febbraio del 2020 e che doveva far parte di un servizio-inchiesta sull'uso e l'abuso dei cellulari. Non pubblicammo nulla perché poche ore dopo arrivò il Covid e tutti i servizi furono travolti e stravolti dalla pandemia. Passai una serata, da solo, in un ristorante-pizzeria a studiare il comportamento dei clienti. Ho conservato gli appunti: rimasi nel locale un'ora e mezzo e in quel lasso di tempo incrociai 72 persone. Tre tavoli da 6, 2 da 5, 6 da 4, 9 da 2 e 2 solitari. Non chiesi la carta d'identità, ma di queste 72 persone almeno 40 erano giovani o giovanissimi, gli altri pressapoco sopra i 40 anni. Sapete quale fu il risultato di quel monitoraggio? Prendete tutto col beneficio d'inventario, non avevo mille occhi, ma di quei 40 giovani-giovanissimi, 30 non toccarono neppure un istante il loro cellulare; 5 ci hanno dato un'occhiata un paio di volte, gli altri 5 ci smanettavano in continuazione. Meglio i giovani dei vecchi. I più grandi mi hanno colpito in negativo; a parte un paio di tavoli, il dialogo era vicino allo zero e almeno venti di loro sono rimasti perennemente incollati allo smartphone fra telefonate, whatsappate, giri su Instagram, Facebook, foto dei piatti e chissà cosa. Ecco, la colpa sarà pure dei ragazzini che arrivano addirittura, beati incoscienti, a postare sui social la foto della nonna appena morta. Ma noi grandi, sempre lì incollati a messaggiare, che esempio diamo?

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