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Commento

Non solo inchiostro per Raul

di MATTEO NACCARI - Nel luglio del 2023 cadrà il trentennale del suicidio di Raul Gardini, ma già da tempo si sono riaccesi i riflettori sull’imprenditore che col Gruppo Ferruzzi è stato protagonista della storia economia non solo italiana ed europea, ma anche mondiale. A breve distanza l’uno dall’altro sono usciti due libri a lui dedicati: ‘L’ultima notte di Raul Gardini’ di Gianluca Barbera e ‘Il tuffatore’ di Elena Stancanelli. Lavori molto documentati e approfonditi che, seppur con stili diversi, raccontano l’ascesa e la caduta di Gardini, oltre che la storia del Gruppo Ferruzzi, offrendo un panorama dettagliato di quegli anni che in molti stanno dimenticando. Raccontare Gardini significa anche ricordare un mondo che non c’è più, con l’Italia in prima fila, nel bene e nel male, dell’economia internazionale, con uomini d’azienda che investivano, creavano valore – e lo distruggevano –, che avevano idee innovative e che a modo loro sfidavano il mondo. A Gardini sono state dedicate decine di libri e altre decine ne arriveranno: naturale perché la sua figura, e comunque il mistero che ha avvolto la sua morte, sono perfetti per una  storia. Tant’è che la casa di produzione Mompracen ha opzionato i diritti del romanzo di Barbera per una serie televisiva.
Quello che si spera, ora, è che anche Ravenna, o l’Emilia Romagna, approfittino di questo trentennale per creare  qualcosa al di fuori della letteratura, incontri o iniziative che raccontino il Gruppo Ferruzzi e l’eredità che ha lasciato, i progetti che in quegli anni furono messi in campo, come la benzina verde, o le grandi vittorie nello sport, ad esempio nella vela col Moro di Venezia. Insomma, qualcosa che vada al di fuori di pagine scritte e che raccontino questo mondo alle nuove generazioni.
Ora come ora, se si nominano Ferruzzi e i Gardini, purtroppo anche a Ravenna, la risposta più comune è: ‘Chi?’.  Sbagliato, soprattutto per quel pezzo di Italia che è nato da lì. 

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