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13 gen 2022
Commento

Sotto il pelo dell'acqua

di ANDREA FONTANA - "Il rischio di una guerra nell'area Osce è più alto che negli ultimi 30 anni", ha affermato ieri a Vienna il Presidente di turno dell'Osce (57 Paesi, fra cui Stati Uniti e Russia), il ministro degli Esteri polacco Zbigniew Rau, aprendo una riunione dedicata alla crisi in Ucraina. "La Russia è un Paese che ama la pace, ma non abbiamo bisogno della pace a ogni costo", ha replicato per rallegrare l'atmosfera l'inviato di Mosca, Aleksandr Lukashevich. Che sta succedendo? Morire per Kiev, 82 anni dopo l'analogo dilemma per Danzica? O è il solito teatrino politico del digrignare i denti, secondo una formula con la quale spesso si consola la sballottata opinione pubblica? In realtà il fantasma di una guerra ci accompagna da tempo: nel luglio 2021 l'allora capo di Stato maggiore francese François Lecointre affermò "il dovere di fare prendere coscienza ai nostri concittadini che l'evolversi delle conflittualità ci obbligano collettivamente a guardare ad ogni ipotesi di coinvolgimento, anche le più dure". In novembre, lasciando l'incarico, il comandante delle forze britanniche Nick Carter ha osservato che il rischio di "guerra accidentale" con la Russia non è mai stato così elevato: "L'escalation in atto da parte di politici bellicosi può portare a un errore di calcolo, in una situazione in cui i canali diplomatici utilizzati durante la Guerra fredda per appianare le tensioni non esistono più". L'escalation, e le provocazioni, non sono solo sulla frontiera ucraina. In dicembre un sottomarino russo con "atteggiamento aggressivo" ha sbattuto (intenzionalmente?) contro il sonar trainato da una fregata britannica - 20 milioni di sterline di danni - nell'ambito del conflitto non dichiarato sui cavi sottomarini nei mari del Nord Europa. Un mese prima, 4 chilometri di cavo elettrico di una rete sottomarina di sorveglianza norvegese sono misteriosamente scomparsi, in un tratto di mare strategico per i rifornimenti tra America del Nord e Europa: tagliati, a 250 metri di profondità, e portati via nonostante pesassero quasi 10 tonnellate. E la Flotta russa del Nord ha un sottomarino tascabile di tipo Losharik - quasi un prototipo, che impressiona anche gli Stati Uniti - capace di operare negli abissi.

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