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18 lug 2022
Commento

Vite sfasciate

di MASSIMO PANDOLFI - La cronaca racconta a volte fatti e storie allucinanti. Talvolta così banali e folli nella loro contemporaneità  da far rabbrividire. Qualche sera fa a Castel del Rio, nell'Imolese, quasi al confine con la Toscana, un ragazzo di 23 anni è stato accoltellato a morte. Si chiamava Fabio, era un giovane lavoratore, normalissimo. Insieme a un amico coetaneo si era messo a litigare con un gruppo di minorenni che pare lo prendessero in giro per il suo ciuffo (di capelli) ma probabilmente c'era anche vecchia ruggine fra le comitive. Comunque sia: sono volate non solo parole grosse e ceffoni ma pure tre coltellate e Fabio è stato colpito a morte. Fermato e reo confesso uno degli aggressori, un ragazzino non ancora 17enne che in lacrime ha confessato dicendo che non voleva ucciderlo e che non sa come sia potuto accadere tutto ciò. Probabile che sia andata davvero così ma da un certo punto di vista la spiegazione mette ancora più tristezza. C'è un aspetto che  fa dannatamente paura in tutta la vicenda e dovrebbe provare a dare risposta a un quesito che temo resterà invece senza risposta: ma perché, perché, un ragazzino di 16 anni gira con un coltello in tasca? Ci vuole un attimo, se gli animi si scaldano troppo, che capiti l'irreparabile. A Castel del Rio è accaduto davvero l'irreparabile e ora troppe giovani vite, troppe famiglie, sono state distrutte. Sfasciate.

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