Una delle ultime edizioni del Vinitaly (Foto Ansa)
Una delle ultime edizioni del Vinitaly (Foto Ansa)

Bologna, 22 marzo 2019 - Ci sono le bollicine di Pignoletto e Lambrusco, i vini che nascono dalle sabbie, gli aromi della Malvasia, l’intensità del Sangiovese. Ma c’è molto di più sulla via Emilia del vino, nella regione Emilia Romagna che anche quest’anno si racconta nel Padiglione 1 al Vinitaly 2019, a Verona dal 7 al 10 aprile. L’organizzazione è sempre di Enoteca Regionale Emilia Romagna, che ieri al parco agroalimentare Fico di Bologna ha anticipato le novità, a partire dal tema portante: il turismo del vino. In 4mila metri quadri, troveranno casa oltre 200 aziende e consorzi fra espositori e singoli produttori presenti in 7 banchi d’assaggio. Venti i sommelier a disposizione, 15mila i calici e un ristorante. E poi degustazioni e incontri e una forte presenza social.
 
«Crescono il numero e le dimensioni degli stand – spiega il presidente di Enoteca Regionale Pierluigi Sciolette –. I produttori stanno lavorando bene, sono una grande famiglia». «Il nostro padiglione è sempre aperto», prosegue Sciolette ricordando il lavoro avviato, con consorzi e università, sul futuro della viticultura che «anche per i cambiamenti climatici, richiede una manutenzione dei vigneti». Clima sotto la lente della Regione, preoccupata dalla siccità («non siamo ancora in emergenza come nel 2017 – ha detto l’assessore all’Agricoltura Simona Caselli –, ma ci troviamo davanti a una situazione anticipata di scarsità idrica, per cui abbiamo stanziato 200 milioni di euro».

L’altro punto interrogativo è quello della Brexit, visto che Stati Uniti, Germania e Regno Unito da soli coprono due terzi dell’export regionale. Intanto crescono Francia, Polonia e Australia e, fra i mercati emergenti, Corea del Sud, Vietnam e Singapore. A Verona, poi, arriverà anche una delegazione dal Canada. A illustrare i dati è Claudio Pasini, segretario generale di Unioncamere Emilia Romagna. «Il 2018 è stato un anno di conferma, con esportazioni che hanno superato i 322 milioni. In Italia l’export ha raggiunto i 6,2 miliardi e la nostra regione detiene una quota del 5,3%, collocandosi al quinto posto». Le aziende esportatrici nell’ultimo trienno sono state 1.300, 600 se l’anno di riferimento è il 2017. Il nodo è che meno della metà di queste realtà esporta abitualmente, per questo «è strategico – conclude Pasini – trasformare le esportatrici occasionali in abituali».

Fra le sfide c’è dunque anche quello del turismo del vino, in una regione che attira 40 milioni di visitatori l’anno (in crescita, e il 60% arriva per l’enogastronomia). «Le aziende hanno fatto grandi investimenti – spiegano Sciolette e il direttore Ambrogio Manzi –. E’ importante che il consumatore si avvicini alle nostre campagne e ai nostri produttori. C’è un desiderio di territorio». Proprio del binomio fra vino e turismo si parlerà nella giornata inaugurale di Vinitaly, svelando una app, anticipa Manzi, «che conterrà percorsi e pacchetti, rappresentando l’offerta turistica regionale legata al vino». Un territorio ricchissimo, dunque, che deve diventare ancora più visibile. Così come, ha ricordato Caselli, «deve aumentare la reputazione dei nostri vini, che ormai raggiungono risultati qualitativi straordinari e sono sempre più attenti al biologico».