VALERIO BARONCINI
Editoriale
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La grande sfida delle città che cambiano

“Rete a li mierghie“, dietro i merli in ascolano, si cela la via delle Stelle, la passeggiata lungo le mura del fiume che abbraccia Ascoli Piceno. Torri, pietra bianca, è un miracolo di bellezza al tramonto oltre i lavatoi di Porta Cappuccina, ma quante gru, quanti cantieri, quanto lavorio. Pare che debbano sorgere altre centro torri, tra superbonus e cantieri del post terremoto, i parcheggi latitano e qui, nelle Marche che vogliono ripartire, ci si rende conto bene di cosa significhi l’ingorgo di lavori pubblici e privati che ora ricadono sulle casse dello Stato.

In quasi ogni città dell’Emilia-Romagna e delle Marche è così e se consideriamo che la ricostruzione post alluvione, nelle nostre regioni, non è ancora iniziata, beh abbiamo capito quale sarà il tema principale dei prossimi anni per comunità così belle ma anche così fragili.

Servono, soprattutto nei centri storici, dei piani che rendano omogenei gli interventi senza allungare i tempi. Servono controlli puntuali sui cantieri, per evitare storture e furbetti. Servono piani parcheggi, magari scambiatori, perché le città vanno anche vissute. Servono, poi, strumenti veri per fermare le aziende sospette. Non interdittive che blocchino tout court le attività come è successo in passato in maniera indiscriminata, ma forme agili di analisi e gestione. Piani non solo regolatori, ma anche regolabili. Sartoriali. Flessibili.

La sfida delle città di domani, oltre che su lavori come questi, si svolgerà soprattutto sugli orari. Le esigenze cambiano e anche le infrastrutture devono tenere conto di queste modifiche alle abitudini dei cittadini. A Bologna se ne parla da tempo, soprattutto sotto la spinta di Confcommercio. Ma è ragionevole pensare, ad esempio, di aprire le preferenziali oltre un certo orario. Oppure cambiare le rotazioni nei parcheggi o estendere le pedonalita senza manovre folli.