Maurizio Mangialardi (sinistra) e Francesco Acquaroli (Foto Print)
Maurizio Mangialardi (sinistra) e Francesco Acquaroli (Foto Print)

Ancona, 4 settembre 2020 - Stando ai sondaggi la partita elettorale nelle Marche, legata alla conquista del governo regionale, sarebbe già archiviata. Il distacco che il centrodestra fa registrare sul centrosinistra è abissale e lo confermano anche i numeri dell’ultimo test effettuato da Swg (da oggi non sarà più possibile pubblicare sondaggi) che assegna al candidato governatore Francesco Acquaroli, parlamentare di Fdi, un vantaggio di 14 o addirittura 16 punti (se si considerano le coalizioni la forbice arriva a 18 o 20 punti) sul dem Maurizio Mangialardi appoggiato dal centrosinistra. Uno scenario che è possibile paragonare solo a Liguria e Veneto dove i presidenti uscenti, del centrodestra, sembrano avere già in mano la vittoria. Cosa che si ripete anche in Campania ma a parti invertite. Ma in questi casi si tratterebbe di riconferme dovute evidentemente all’ottimo lavoro messo in campo dai vari governatori.

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Nelle Marche lo scenario è diverso e per questo fa scalpore il distacco. Nessuno dei due si è seduto negli ultimi cinque anni in Regione e quindi il giudizio degli elettori, al momento, è a scatola chiusa. I numeri dei sondaggi regalano questo scenario, ma celano anche un altro «numerino» che non fa dormire sogni tranquilli ad Acquaroli e consegna delle chance a Mangialardi: gli indecisi sono circa il 25% che su mille intervistati rappresentano una quota di 250 persone. Che a livello elettolare possono essere qualcosa come 200mila marchigiani che devono ancora decidere a chi dare il loro consenso. Ed è su questo che punta la sua attenzone Mangialardi, convinto di poter risalire la china e andare a infestidire Acquaroli.

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Il sondaggio Swg regala comunque un aspetto positivo per il Pd che, nonostante l’ipotizzata sconfitta, raggiunge un 29% di consensi che lo porterebbe ad essere il primo partito in regione ben al di sopra della Lega che doppierebbe il risultato delle regionali di cinque anni fa ma perderebbe il 13% rispetto alle Europee dello scorso anno. Una percentuale che migrerebbe interamente verso Fratelli d’Italia della leader Giorgia Meloni. Forza Italia, invece, manterrebbe gli stessi voti delle Europee ma in calo rispetto alle regionali. Il centrosinistra, o meglio il Pd, verrebbe tradito dagli alleati che porterebbero a casa quelle «briciole» che non aiutano la coalizione. 

Il Movimento 5 stelle farebbe registrare l’ennesimo crollo perdendo oltre l’8% rispetto a cinque anni fa.Mancano poco più di due settimane al voto e Mangialardi si affida agli indecisi con la speranza di poter fare quel balzo in avanti che è riuscito a Bonaccini in Emilia Romagna.