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22 gen 2022

Anno giudiziario Emilia Romagna. "Terra di mafia, agisce in un modo nuovo"

Il pg di Bologna Lucia Musti: "Il problema è principalmente la condivisione del metodo mafioso anche da imprenditori e colletti bianchi: hanno deciso che 'fare affari' con la 'ndrangheta è utile". Tutti dati dei reati

22 gen 2022
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Il procuratore generale facente funzioni di Bologna Lucia Musti
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Il procuratore generale facente funzioni di Bologna Lucia Musti

Bologna, 22 gennaio 2022 - "Il distretto dell'Emilia-Romagna è - a buon titolo - un distretto di mafia, in quanto la Direzione distrettuale antimafia istruisce 'maxi indagini' e si celebrano cosiddetti maxi processi per la discussione dei quali abbiamo sperimentato un innovativo ed efficiente metodo di trattazione concordemente alle difese e l'approvazione della Corte". Lo ha detto il procuratore generale di Bologna, Lucia Musti, nel suo intervento alla cerimonia per l'inaugurazione dell'anno giudiziario, evidenziando che in regione si è diffuso un "metodo nuovo mafioso autoctono"  che risente fortemente del territorio altamente produttivo che annovera numerose eccellenze anche mondiali", una "preda ambita" dalle organizzazioni criminali.

Per Musti "è evidente che non è più una questione di presenza di mafiosi, di diffusione della mentalità, ma piuttosto di condivisione del metodo mafioso anche da parte di taluni cittadini emiliano-romagnoli, imprenditori e cosiddetti colletti bianchi, ovverosia professionisti, i quali hanno deciso che 'fare affari' con la 'ndrangheta è utile e comodo". 

Le nuove modalità adottate, secondo Musti, hanno consentito "di mantenere viva e sempre partecipata l'attenzione, proficua e arricchente la discussione" e "di soddisfare le esigenze dei numerosi avvocati provenienti dai fori di tutta Italia, ma altresì di rispettare - in piena pandemia - le distanze tra i soggetti, non necessitando la copresenza di tutte le parti: è appena il caso di ricordare che Aemilia ha interessato 122 imputati, molti dei quali presentavano due difensori ciascuno". 

I reati in Emilia Romagna: i numeri

In Emilia-Romagna, in base ai dati aggiornati al 30 giugno 2021, "il numero di procedimenti relativi a reati contro la pubblica amministrazione resta, in termini assoluti, abbastanza contenuto e sostanzialmente costante", però un "consistente aumento" emerge sul reato di corruzione "per i procedimenti iscritti dalle varie Procure della Repubblica del distretto, passati, quanto al registro noti, da 37 a 97". Lo segnala il presidente della Corte d'appello di Bologna, Oliviero Drigani.

"Aumentano, in sede di iscrizione notizie reato e in primo grado, i procedimenti relativi a reati aventi ad oggetto indebita percezione di contributi e finanziamenti concessi dallo Stato, da altri enti pubblici o dalla Comunità europea", continua Drigani, mentre "sempre estremamente contenuto è il numero di procedimenti attinenti attività terroristiche".

Sono in aumento, invece, "i procedimenti relativi ad associazioni di stampo mafioso (che passano, quanto all' iscrizione nel registro noti, da 19 a 24); a parte il loro numero, va anche segnalato un progressivo aumento della loro complessità, per numero di imputati e di imputazioni", sottolinea il magistrato. Si sono ridotti i procedimenti iscritti nelle Procure per omicidio volontario consumato e tentato (da 80 a 66), ma aumentano le iscrizioni per omicidi colposi (da 303 a 353).

"Non si arresta la crescita dei procedimenti per atti persecutori", passati da 1.137 a 1.222, mentre è "sostanzialmente stabile, ma sempre assai elevato- rileva il presidente- il numero dei procedimenti per reati contro la libertà sessuale (663)".

Sono invece "singolarmente diminuiti i reati in materia di stupefacenti" (da 3.522 a 3.088 iscrizioni), continua la relazione, mentre un settore che "da tempo vede in costante aumento il numero di procedimenti - rileva Drigani - è quello dei reati di tipo informatico".

Quanto ai reati contro il patrimonio, "se da un lato restano costanti i procedimenti per i reati di rapina e di estorsione, deve invece segnalarsi una considerevole riduzione quanto ai reati di usura e di furto in appartamento", continua Drigani, aggiungendo che in relazione a questi ultimi è facile ipotizzare che "un effetto deflattivo importante abbia avuto la pandemia, dovendosi peraltro evidenziare che in termini assoluti il numero di reati resta comunque estremamente elevato: quasi 8.000 iscrizioni, di cui oltre il 90% contro ignoti".

Sono stabili le nuove iscrizioni per reati di bancarotta (579) e in diminuzione le nuove iscrizioni in tema di reati tributari (da 1.370 a 1.124).

Stabili anche i nuovi procedimenti in materia urbanistica (1.177), nonché in materia ambientale e di rifiuti (613). Le iscrizioni per i reati del cosiddetto Codice rosso "sono sempre molto elevate" e, tra i reati più ricorrenti, ammontano a 2.610 i maltrattamenti in famiglia. "Costante è il numero dei procedimenti attinenti le estradizioni e l'esecuzione dei mandati di arresto europeo. In aumento, invece - segnala Drigani - il numero di procedimenti per l'applicazione di misure di prevenzione, tanto personali che reali, sia in primo grado che in grado di appello".

In lieve riduzione le procedure di riparazione per ingiusta detenzione (38) e pressoché costante il numero di intercettazioni telefoniche, ambientali e informatiche. 

Pendenze,  tempi della giustizia penale, durata dei processi

Nel distretto della Corte d'appello di Bologna, che comprende i nove Tribunali dell'Emilia-Romagna, "le pendenze in primo grado si sono ridotte del 6,2% innanzi al giudice collegiale e di ben il 12,5% innanzi al giudice monocratico". E' il dato fornito da Drigani. La premessa di Drigani è che ogni commento sui dati statistici relativi alla giustizia "non può che tener conto della pandemia da Covid-19, che a partire dal mese di marzo 2020 ha pesantemente condizionato l'attività degli uffici giudiziari. In generale, e in estrema sintesi, si può dire che la pandemia, anche per il periodo qui considerato, ha comportato, da un lato, una leggera diminuzione del numero di notizie di reato pervenute ai vari uffici delle Procure (essendo peraltro aumentati i procedimenti radicati innanzi alla Direzione distrettuale antimafia) e che, a ricaduta, pure è diminuito il numero dei procedimenti poi pervenuti agli Uffici giudiziari posti a valle della sequenza procedimentale". D'altro canto, "è invece apprezzabilmente aumentato, rispetto al periodo precedente- continua Drigani- il numero dei processi definiti dai giudici monocratici e collegiali (a dimostrazione che le difficoltà organizzative e operative conseguenti alla pandemia sono state in gran parte risolte), il che ha consentito una notevole diminuzione delle pendenze". Lo stesso andamento "ha caratterizzato il lavoro dei giudici di pace: minor numero di sopravvenienze, aumento considerevole di definizioni, drastica riduzione delle pendenze (-20,1%, quanto all'ufficio del dibattimento)", rileva il presidente della Corte d'appello.

"Pressoché invariato il numero dei procedimenti sopravvenuti e definiti dal Tribunale del riesame, indicativo del fatto che pressoché costante è il ricorso a misure cautelari nei confronti degli imputati", continua Drigani, mentre "il ricorso ai riti alternativi, nel loro complesso, resta sempre troppo esiguo". Altro dato che emerge con evidenza, sottolinea poi il magistrato, "è che il male cronico della giustizia penale nel nostro Paese, ossia la sua lentezza, è dovuta non tanto ai tempi di effettiva trattazione dei processi, quanto ai tempi morti esistenti nei passaggi del procedimento da una sua fase all'altra, ovvero da un grado all'altro della giurisdizione".

In questa situazione, "la previsione di pur utili, e indispensabili, criteri di priorità nella trattazione degli affari attenua di poco la lunghezza dei procedimenti prioritari e affossa spesso definitivamente- afferma il presidente- i procedimenti che prioritari non sono".

Drigani segnala poi che la durata media dei processi davanti ai giudici del dibattimento "è nuovamente aumentata, sia davanti al giudice collegiale (passando da 540 a 591 giorni) che a quello monocratico (passando da 453 giorni a 554)". Per quanto riguarda i processi in Corte di appello, "la pendenza si è ulteriormente ridotta da 18.991 a 17.218 (-9,3%)", riferisce Drigani, sottolineando però che "il numero di processi pendenti in appello resta comunque elevatissimo e continua a rappresentare indubbiamente uno degli snodi di maggiore criticità del sistema e ne è un evidente sintomo l'ecatombe che si verifica in detto grado di giudizio, di processi definiti con sentenza di non doversi procedere per estinzione del reato a seguito di intervenuta prescrizione".

Reati contro i minori

In Emilia-Romagna gli abusi sessuali nei confronti di ragazze e bambine "sono cresciuti del 2,5%", i casi di stalking "sono passati da 59 ai 38 dell'anno precedente", i procedimenti per "pedopornografia sono aumentati del 29%, quanto al revenge porn si contano 25 denunce". Lo spiega il procuratore generale di Bologna Lucia Musti. "Aumentano le azioni civili a protezione di bambine e ragazze minorenni che l'autorità giudiziaria ha cercato di proteggere dai progetti familiari di matrimoni combinati contro la loro volontà", 

"Vi sono anche i padri e i fratelli ma più spesso sono le madri vittime dei delitti di maltrattamenti in famiglia contestati ai minori: 57 procedimenti a fronte dei 52 dell'anno procedente pari a +8,7%".

Violenza di genere

 In tema di violenza di genere "occorre ribadire con forza che è compito di altre istituzioni (la famiglia, la scuola, il mondo del lavoro, la politica) attuare un'intensa opera di prevenzione fondata sulla diffusione della cultura del rispetto e dell'accettazione e promozione del ruolo della donna, in ogni ambito". È il ragionamento di Lucia Musti. Per Musti, allora, "essenziale sarà anche consentire a entrambi i genitori di soddisfare paritariamente le proprie esigenze di lavoro, di studio e di relazioni sociali, con il minore impatto possibile anche sulle esigenze della prole. A tale scopo pare prioritaria quantomeno la previsione della gratuità, per i meno abbienti, garantita dal supporto statale, di asili nido". Così facendo si potrebbe "consentire di fronteggiare l'indebolimento della funzione formativa dei genitori nell'ambito della famiglia, così aiutando una matura crescita giovanile che non soffra di pregiudizi culturali di genere oltre che, nell'immediato, propiziando la serenità complessiva della famiglia e gli equilibri del rapporto di coppia". 

Strage di Bologna e processo sui mandanti: quando la sentenza

Per quanto riguarda il processo sui mandanti della strage di Bologna "verosimilmente sarà pronunciata sentenza nei mesi di marzo-aprile prossimi", è l'annuncio della reggente della Procura generale di Bologna Musti dedica un passaggio della sua relazione al processo in corso sulla bomba del 2 agosto.

Reato di tortura

A Modena c'è un fascicolo con indagati per il reato di tortura, aperto a seguito delle denunce presentate da detenuti dopo i disordini e le rivolte di marzo 2020, riferisce  Musti, nella sua relazione per l'apertura dell'anno giudiziario. Il fascicolo è "oggetto di proroga" e le indagini "proseguono nel più stretto e doveroso riserbo". Musti ha ricordato che sempre a Modena un giudice deve sciogliere la riserva su un reclamo contro l'archiviazione del fascicolo, disposta sui nove decessi di detenuti, avvenuti nel corso della medesima rivolta.

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