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11 lug 2021

Cascate in Emilia Romagna, magia e spettacolo: la nostra guida

Da Modena a Cesena, i siti naturalistici imperdibili nell’intera regione. Le mete più gettonate e gli scorci ancora da scoprire

enrico barbetti
Cosa Fare
In alto l’Acquacheta, a San Benedetto in Alpe, all’interno del Parco nazionale delle Foreste Casentinesi. Sotto a sinistra, le cascate del Dardagna, alle pendici del Corno alle Scale (a Bologna). Sotto a destra, il Doccione, meta d’obbligo nel Modenese
Le cascate del Dardagna, alle pendici del Corno alle Scale (a Bologna)

Bologna, 11 luglio 2021 -  Oasi di refrigerio per gli escursionisti, delizie per i fotoamatori, le cascate sono fra le mete più amate e frequentate nella bella stagione e l’Appennino emiliano e romagnolo, in questo genere di attrazione, offre davvero una gamma spettacolare di ambienti.

La più celebre, non solo per la bellezza del luogo, è l’Acquacheta , a San Benedetto in Alpe, all’interno del Parco nazionale delle Foreste Casentinesi. Nella valle del torrente Montone, la cascata compie un salto di oltre 70 metri e deve la sua fama a Dante, che la citò nel XVI canto dell’Inferno. A 700 anni dalla morte del sommo poeta, quale migliore occasione per chi non l’ha ancora vista? La si raggiunge attraverso un’escursione di un paio d’ora che risale la valle raggiungendo, appena a monte del salto, la suggestiva Piana dei Romiti con i ruderi dell’antico borgo.

Sull’Appennino modenese la meta d’obbligo è la cascata del Doccione , un complesso di salti che copre un dislivello di circa 120 metri. Il sito, nel territorio di Fanano, ha il vantaggio di essere facilmente accessibile dalla strada che da Fellicarolo conduce alla località I Taburri, dove sorge l’omonimo rifugio. Il percorso a piedi è di pochi minuti ed è stato attrezzato per permettere l’accesso anche ai disabili.
 

Le cascate del Dardagna , alle pendici del Corno alle Scale, sono il best seller dell’Appennino bolognese. Si tratta di una serie di salti compiuti dal torrente Dardagna nell’impetuoso percorso verso valle e si possono raggiungere a piedi in meno di un’ora di facile sentiero dal Santuaio della Madonna dell’Acero, a circa 1200 metri di quota. Un sentiero in parte gradinato, ma che richiede attenzione, conduce i visitatori dal salto inferiore a quelli superiori in un crescendo di suggestione.
 

Decisamente più intima, sempre sull’Appennino bolognese, è l’esperienza dell’ Acquacaduta , un salto mozzafiato stimato in una settantina di metri nella valle del Rio Baricello: pur essendo tra le più belle cascate della regione, accoglie un numero esiguo di visitatori poiché si trova in una delle aree più remote e isolate del comprensorio, a monte del Santurario della Madonna del Faggio. Per raggiungerla dal borgo di Monteacuto delle Alpi, sono necessarie almeno due ore di cammino e dal sentiero 109 occorre imboccare un’esile traccia che conduce alla base della cascata.

Nell’Imolese, a pochi chilometri da Castel del Rio lungo la via Montanara, una meta sicura per combattere la calura estiva è la cascata di Moraduccio, con la quale il Rio dei Briganti si getta nel Santerno formando un angolo di paradiso dove è possibile bagnarsi nell’acqua cristallina e sostare su una spiaggia di ciottoli levigati. Per chi ama le passeggiate, superando il ponte che attraversa il fiume e dopo una salita, si raggiunge il borgo abbandonato di Castiglioncello.
 

Poco oltre il confine con la Toscana, nel territorio di Palazzuolo sul Senio, gli amanti del trekking possono raggiungere, seguendo diversi itinerari nella valle del Rio Rovigo, la cascata dell’Abbraccio , un salto del torrente che supera una parabola di roccia a sbalzo sotto la quale si può camminare: in piena estate il flusso d’acqua normalmente si esaurisce, ma la suggestione di camminare sotto il tetto roccioso che forma la cascata vale comunque la passeggiata.

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