Primo caso di peste suina africana in Emilia Romagna in cinghiale infetto

Nei boschi del Piacentino: lunedì l'unità di crisi. La malattia non si trasmette all’uomo ma rischia di causare danni economici molto ingenti agli allevatori. Cosa fare e il numero verde

Ottone (Piacenza), 10 novembre 2023 – E’ stato confermato dai test il primo caso di peste suina africana in Emilia Romagna. A fare la segnalazione è stato un cacciatore che ha trovato una carcassa sospetta di cinghiale nei boschi di Ottone, in alta Valtrebbia in provincia di Piacenza, e ha avvisato il servizio veterinario dell’Ausl di Piacenza. La carcassa era nei pressi di Pizzonero, al bivio per Suzzi, lungo il sentiero “del postino”.

Peste suina africana: primo caso in Emilia Romagna
Peste suina africana: primo caso in Emilia Romagna

La scheda / Cos’è la peste suona africana

Visti i casi già confermati nei mesi scorsi tra Liguria e Piemonte, in alcuni territori della regione, tra cui lo stesso comune di Ottone e i comuni limitrofi, erano già in vigore misure straordinarie di sorveglianza, prevenzione e controllo della malattia con restrizioni sulla caccia, regolamentazione delle attività all’aperto e restrizioni degli spostamenti di suini allevati, anche in funzione del livello di biosicurezza degli allevamenti.

Unità di crisi

Lunedì 13 novembre ci sarà una riunione dell'unità di crisi regionale e del Gruppo operativo territoriale per decidere se sono necessarie ulteriori misure per fermare la diffusione della malattia.

Inoltre, prosegue la Regione, non è ancora noto se a seguito del caso di Ottone la Commissione Europea riterrà necessario aggiornare l'elenco dei Comuni che devono essere compresi nelle zone soggette a restrizione riportato nel Regolamento di esecuzione (Ue) 2023/2421 della Commissione.

Cos’è la peste suina africana

E’ una malattia che non colpisce l’uomo ma solo i suini selvatici e domestici, con gravi ripercussioni sulla salute degli animali. In Italia, come in diversi altri Paesi, l’infezione si diffonde principalmente tra i suini selvatici, che mantengono l’infezione nell’ambiente rendendo difficile la sua eradicazione.

Perché la peste suina è pericolosa

Il forte rischio di passaggio dagli animali selvatici ai domestici, rappresenta il motivo per cui alla comparsa di casi nei selvatici, scattano misure di limitazione delle movimentazioni di animali e prodotti, con conseguenti possibili ingenti perdite economiche.

"Non ci può essere un atteggiamento di sufficienza e superficialità rispetto al tema dalla peste suina, che rischia di mettere in grave difficoltà un settore importante come quello legato alle carni”, è l’appello dell’assessore regionale alla Sanità, Raffaele Donini.

Cosa fare

Per potere controllare la peste suina africana è necessario identificare precocemente tutti i casi, in modo da rimuovere subito le carcasse infette e fonte di virus per gli animali sani, ma soprattutto per identificare i territori in cui è necessario applicare tempestivamente le misure di controllo necessarie.

L’ordinanza e il numero verde

Per questa ragione, l’ordinanza regionale prevede che chiunque veda una carcassa di cinghiale, ovunque essa si trovi, sia tenuto ad informare il servizio veterinario dell’Azienda Usl competente per consentire che vengano effettuati i test. Esiste un numero unico regionale 051.6092124 che inoltra la chiamata alla Azienda Usl competente per il territorio.

La Regione: non sottovalutare

“Come regioni, in particolare Emilia Romagna e Lombardia, siamo ad evidenziare delle possibili soluzioni per quello che ci compete, ma c'è un'autorità commissariale e ci rimettiamo a quello che il commissario intende svolgere”, prosegue Donini –. Siamo a disposizione, lo abbiamo sempre detto – conclude Donini – credo che nei prossimi giorni ci incontreremo. Mi auguro che si mettano in campo tutti gli strumenti straordinari che un commissario può mettere per arginare il fenomeno”.