ROBERTO FIACCARINI
Emilia Romagna

Finisce l’era Ricci, Pesaro al voto. Il Pd difende l’ultima roccaforte. Ma non ha deciso su chi puntare

A sinistra in pista ci sono il vicesindaco Vimini e il campione delle preferenze Biancani. Il centrodestra vuole completare la conquista delle Marche e cerca un nome nella società civile .

Ci sono almeno tre motivi che rendono particolari le elezioni comunali di Pesaro del 2024. Il primo è che in ballo c’è, tra i capoluoghi di provincia marchigiani, l’ultimo baluardo del Pd, una sorta di riserva indiana che il centrosinistra deve difendere a ogni costo. Il secondo è che il voto cadrà proprio nel bel mezzo dell’anno da Capitale della cultura, tanto che tra maggio e inizio giugno le celebrazioni magicamente si diraderanno per lasciare spazio alla campagna elettorale. Il terzo motivo è che il voto chiuderà l’era di Matteo Ricci iniziata nel 2014. Anche chi non lo ama, e ce ne sono, deve riconoscere quanto meno che i suoi dieci anni da sindaco non sono stati banali.

Salvo dunque svolte legislative sul terzo mandato dei sindaci, si lavora per una successione tutt’altro che scontata. Chi dopo Ricci, insomma? Da mesi nel Pd c’è un duello sotterraneo tra Daniele Vimini – vicesindaco, assessore alla cultura e padre di Pesaro 2024 – e Andrea Biancani, consigliere regionale al secondo mandato, uno che macina preferenze a ogni elezione, fosse anche quella per il condominio. Ecco, uno dei nodi è proprio questo: se il Pd affronterà le elezioni amministrative ed europee del 2024 ancora contro vento, cioè con Fratelli d’Italia che traina il centrodestra a vele spiegate, a Pesaro può permettersi di non puntare sul fuoriclasse del consenso porta a porta, cioè appunto Biancani? È un po’ questa la domanda intorno alla quale si ragiona. Certo, Vimini sarebbe la naturale prosecuzione dell’era Ricci, per quanto lui, il vicesindaco, rappresenti un po’ il lato B del riccismo: non ha niente della forza comunicativa del sindaco né del suo decisionismo, ma la Capitale della cultura è la stella al petto che può vantare. E non è poco. Che poi tra i due litiganti possa essere un terzo a godere non è escluso, anche perché il duello che dura da mesi, seppur appunto sotterraneo, sta diventando a tratti estenuante.

Fuori dal Pd e dal centrosinistra la situazione è ancora più vaga. Il centrodestra sa che a Pesaro potrebbe completare la presa delle Marche. Ma sa anche che sarà più difficile della conquista di Ancona. Innanzitutto perché qui non c’è un Silvetti, cioè un candidato politico con le caratteristiche del sindaco dorico. E allora si torna a cercare tra imprenditori, albergatori, presidenti di associazioni, sperando di tirare fuori il coniglio dal cilindro. Il nome che da più tempo circola è quello di Nardo Filippetti, l’uomo del turismo e degli hotel, ex proprietario della Eden Viaggi (poi ceduta all’Alpitour) e ora al vertice del gruppo Lindbergh. A Filippetti va riconosciuta una cosa: è stato tra i pochi ad aprire un fronte di polemica con l’amministrazione comunale, accendendo, almeno sul turismo, un dibattito che negli anni del riccismo è stato prossimo allo zero. Chi lo conosce bene, dice però che Filippetti non avrebbe un grande appeal elettorale, il che non è roba di poco conto quando c’è da fare un miracolo per ribaltare la storia politica cittadina. E occhio a fidarsi del vento a favore. Si racconta che nel 2019 Ricci, dopo lo spoglio delle Europee che certificava la Lega oltre il 30% in città, convocò i fedelissimi e serrò le fila: "Prepariamoci al ballottaggio". E invece vinse con il 57%.