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24 gen 2022

"Giustizia lenta, gestione da cambiare. Riflettiamo su amnistia e indulto"

Roberto d’Errico, presidente della Camera penale di Bologna. "Mafia, non c’è infiltrazione organica"

beppe boni
Cronaca
Un momento del’inaugurazione dell’anno giudiziario dell’Emilia Romagna a Bologna che sabato ha suscitato molte polemicheL’avvocato Roberto D’Errico
Un momento del’inaugurazione dell’anno giudiziario dell’Emilia Romagna a Bologna

Bologna, 24 gennaio 2022 - Era presente all’inaugurazione dell’anno giudiziario, giornata in cui i magistrati di Corte d’Appello danno la fotografia dell’anno passato e quella dell’anno che verrà. L’avvocato Roberto D’Errico, toga di lungo corso e presidente della Camera penale di Bologna, riflette sui nodi posti sul tappeto nella mattinata di Palazzo Baciocchi, a Bologna.

E’d’accordo col procuratore generale reggente, Lucia Musti, secondo cui l’Emilia Romagna va considerata un distretto di mafia?
"Mi pare una rappresentazione eccessiva, anche se rispetto l’interpretazione della dottoressa Musti. Le infiltrazioni e le condotte penalmente rilevanti ci sono, i procedimenti lo testimoniano. Ma sono episodi che non comportano dal punto di vista storico, politico, culturale e giudiziario un controllo sulla società da parte delle cosche, come in altre parti d’Italia".

E’ una valutazione azzardata?
"I magistrati fanno bene ad indagare in tema di mafia. Ma poi serve prudenza nel dare giudizi che possono in via teorica creare disagio all’economia e alla società in generale".

Si è parlato di condivisione mafiosa da parte di colletti bianchi e imprenditori.
"Ci sono legali o commercialisti finiti al centro di inchieste, come anche imprenditori. Ma non credo sia generalizzata la condivisione di un metodo mafioso".

E’ un’ottica giudiziaria o anche della società?
"La magistratura a volte fotografa le situazioni in modo esagerato e fornisce, pur in buona fede, una lettura ingigantita perchè inquadrata da un unico punto di osservazione. Ma forse bisogna porre più attenzione ad altre consorterie di malavita organizzata, come quella albanese che muove enormi interessi nel traffico internazionale di droga".

Giustizia lumaca. Ogni anno stesso ritornello?
"E’ un problema semplice e complesso nello stesso tempo. Che ha necessità di un duplice intervento. Ma risolvibile".

Esponga la sua formula.
"Punto numero uno. Ci sono fatti penalmente rilevanti che potrebbero essere risolti in via amministrativa. Serve una depenalizzazione. Numero due. Il presidente della Corte d’Appello Oliviero Drigani è stato chiaro nel dire che servono rinforzi altrimenti il sistema si inceppa".

Nel merito?
"Il nostro è un distretto giudiziario che pare dimenticato. Sono previsti meno magistrati che a Firenze. Non è ammissibile".

Allora che fare?
"Va snellita l’organizzazione. Come ha rilevato la dottoressa Musti per nominare il capo della procura servirà un anno. Poi mancano altri giudici in organico. Tempi troppo lunghi".

Dove bisogna intervenire?
"Serve il coraggio di dare all’amministrazione della Giustizia una gestione più manageriale".

Cosa può fare la politica?
"Deve porre più attenzione nella Giustizia per un miglioramento strutturale. Se il sistema funziona male, il Paese arretra".

L’Associazione magistrati?
"Può aiutare nel dibattito. Ma deve fare un bagno di umiltà e liberarsi da aspetti corporativi".

La pandemia quanto ha rallentato la dinamica giudiziaria?
"L’intasamento è enorme, giudici e avvocati fanno il possibile ma serve una svolta. Bisogna rompere un tabù e riflettere sulla possibilità di un indulto o di una amnistia".

Perchè Bologna è maglia nera della devianza minorile?
"Forse negli anni passati il Tribunale dei minori non è stato ben gestito. Ma i fenomeni di devianza vanno affrontati fin dall’inzio con prevenzione ed educazione. Spesso i protagonisti sono giovani stranieri che, come nelle banlieue francesi scaricano il disagio nella violenza. Servizi sociali, giudici e forse dell’ordine deviono lavorare insieme".

Servono più avvocati?
"No, c’è già sovrabbondanza rispetto alle esigenze. Un numero eccessivo rischia di abbassare l’offerta di qualità, mentre bisogna alzare preparazione, competenza e senso deontologico".

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