Emilia Romagna, scontro in Regione sull’autonomia differenziata: ecco perché

L’Assemblea legislativa si è riunita a Bologna per votare la richiesta di referendum: dissapori tra maggioranza e opposizione. In corso di valutazione il ricorso alla Corte Costituzionale. Rancan (Lega) attacca: “Carattere antidemocratico e antiregolamentare della maggioranza di centrosinistra”. Zappaterra (Pd): “Centrodestra fa ostruzionismo”

Da sinistra a destra, Marcella Zappaterra (Pd), Valentina Castaldini (Forza Italia) e Silvia Piccinini (Movimento 5 Stelle)

Da sinistra a destra, Marcella Zappaterra (Pd), Valentina Castaldini (Forza Italia) e Silvia Piccinini (Movimento 5 Stelle)

Bologna, 9 luglio 2024 - Scontro sull'autonomia differenziata in Emilia-Romagna: l'Assemblea legislativa della Regione si è riunita oggi a Bologna per votare la richiesta di referendum e non sono mancati dissapori tra maggioranza e opposizione.

Il centrodestra sta infatti presentando centinaia di emendamenti per prolungare l'ordine dei lavori e non si esclude che la discussione vada avanti fino a notte fonda. Fin dalle prime battute ci sono state scaramucce in aula tra le opposizioni: da una parte il centrodestra, dall'altra la consigliera del M5s Silvia Piccinini che ha firmato la richiesta al question time, ovvero indire in Emilia-Romagna il referendum popolare per l'abrogazione della legge, pubblicata sulla Gazzetta ufficiale lo scorso 28 giugno.

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Lo scontro in Assemblea

"Per la prima volta in dieci anni, tutti i gruppi di opposizione in Consiglio regionale si sono uniti nel dissentire contro l'ordine del giorno, evidenziando il carattere antidemocratico e antiregolamentare della maggioranza di centrosinistra", ha attaccato il capogruppo e segretario della Lega d'Emilia Matteo Rancan. Toni critici anche da Marta Evangelisti di FdI: "Oggi stiamo scrivendo una pagina triste di questa legislatura". Per Valentina Castaldini (FI) "noi consiglieri di opposizione non possiamo essere trattati in questo modo".

Marcella Zappaterra del Pd respinge le critiche al mittente: "Tutti i riferimenti del centrodestra alle procedure sono solo un modo di fare ostruzionismo". Non sono mancati gli scontri verbali, con Fabio Rainieri della Lega che ha duramente criticato la presidente dell'Assemblea Emma Petitti. I capigruppo del centrodestra e delle liste civiche a esso collegate hanno espresso dissenso sull'ordine del giorno, ma l'Assemblea, a maggioranza, li ha bocciati.

La pentastellata Piccinini, dal canto suo, incassa l'apertura del sottosegretario Davide Baruffi sulla possibilità che la Regione si rivolga alla Consulta: "Positivo che la giunta, rispondendo alla mia interrogazione oggi in aula, abbia ribadito la volontà di opporsi in tutti i modi contro questa legge anche attraverso il ricorso alla Corte Costituzionale". 

Cos’è l’autonomia differenziata

Approvato lo scorso 19 giugno, ed entrato in Gazzetta ufficiale il 28, l’autonomia differenziata è un decreto legge che prevede il riconoscimento di un maggior livello di autonomia alle Regioni, sia a statuto ordinario che speciale, che ne fanno richiesta.

In 23 materie, così, sarà possibile trasferire dallo Stato alle Regioni: tra i settori interessati, il commercio estero, l’energia, i trasporti, l’istruzione, l’ambiente, la cultura, la tutela della salute e dello sport. Di queste 23 materie, 14 sono definite dai Livelli essenziali di prestazione (Lep): si tratta di servizi minimi che devono essere garantiti a tutti i cittadini sull’intero territorio nazionale, indipendentemente dalla regione di residenza. 

La proposta dell’Emilia-Romagna bocciata

Al momento dell’approvazione del decreto legge (con 172 voti a favore e 99), il presidente uscente dell’Emilia-Romagna aveva fortemente criticato la scelta. Allo stesso tempo, l’ex governatore aveva anche espresso rimpianti per una possibile proposta che aveva avanzato per l’Emilia-Romagna, poi bocciata in aula.

Una soluzione che Bonaccini riteneva migliore poiché “condivisa e definita insieme a tutte le parti sociali nel Patto per il Lavoro e senza mai un voto contrario in Consiglio regionale e che puntava a gestire direttamente solo specifiche funzioni all'interno delle 23 materie previste. Per semplificare, sburocratizzare, dare risposte più efficaci a cittadini e imprese e poter programmare gli interventi necessari sul territorio, senza chiedere un solo euro in più allo Stato”.