Bologna, 26 ottobre 2021 - Il sistema sanitario dell’Emilia-Romagna ha messo sotto osservazione la sub-variante AY.4.2, la cosiddetta “Delta Plus”, che al momento si sta espandendo nel Regno Unito e che secondo gli esperti anglosassoni è responsabile del recente aumento dei casi nel paese: da fine agosto, quando è stata rilevata per la prima volta, ad oggi in Emilia-Romagna ne sono stati sequenziati 24 casi su 5121 campioni esaminati, con una prevalenza dello 0,47%.

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La subvariante AY.4.2 deriva da una mutazione della subvariante AY.4, che è stata sequenziata la scorsa primavera come prima variante della Delta: della AY.4 sono stati rilevati da Piacenza a Rimini finora 640 casi su 5121 campioni esaminati, con una prevalenza del 12,5%.

Di fronte alla presenza di questa nuova sub-variante, la Regione ha scelto di potenziare sia il monitoraggio diagnostico che il sequenziamento: per quest’ultima attività in particolare si aggiungeranno nelle prossime settimane, ai centri già operativi, anche i laboratori dell’Azienda ospedaliera di Modena e quelli dell’Ausl di Bologna.  

A oggi non c’è nessuna evidenza scientifica che la nuova sub-variante AY.4.2 sia in qualche maniera più resistente al vaccino né che possa avere conseguenze più gravi tra le persone vaccinate. I primi studi sembrano però confermare gli esiti di quelli più estesi già realizzati in Inghilterra per quanto riguarda sia un maggiore indice di trasmissibilità, seppur ancora non misurabile, sia una maggiore quantità di virus rilevata nei positivi.

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Variante Delta plus, Pregliasco:  "E' del 10% più contagiosa"

Sulla situazione in Italia della variante Delta plus è intervenuto anche il virologo dell'università Statale di Milano Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell'Irccs Istituto ortopedico Galeazzi di Milano: "E' presente in piccole percentuali anche in Italia. Il dato inglese è intorno al 6-10% ed esiste da un po'. Il fatto che non abbia preso così tanto slancio vuol dire che non ha una grande capacità diffusiva. Sembra che non cambi le caratteristiche della malattia, ma sarebbe solo un 10% più contagiosa. Quindi la colpa principale del Regno Unito è non aver fatto niente. E' chiaro che adesso debbano aumentare le restrizioni".