L'apertura tomba nella chiesa di Santa Maria (Fotoprint)
L'apertura tomba nella chiesa di Santa Maria (Fotoprint)

Fano, 14 settembre 2019 - Nuovo capitolo del giallo fanese: la magistratura ha messo sotto sequestro il Beato Antonio. Il pubblico ministero Maria Letizia Fucci ha ordinato di sigillare la stanza dell’ex convento dei Frati Minori della Provincia Picena della Marca, adiacente alla chiesa di Santa Maria Nuova, dove giovedì pomeriggio è stata rinvenuta la bara in zinco all’interno della quale dovrebbe trovarsi il corpo del frate francescano vissuto nel XV secolo. L’abbattimento del muro, dietro il quale si trovava il feretro, è stato organizzato dal vice sindaco Cristian Fanesi insieme alla Soprintendenza delle Marche sulla base delle informazioni riportate da padre Silvano Bracci, ex custode di Santa Maria Nuova, nel volume edito nel 2009 dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Fano.

Prima è stato effettuato un veloce sondaggio con la telecamera inserita in un piccolo foro praticato nel muro, ma senza risultati. A quel punto si è deciso di abbattere la parete di confine tra la chiesa e l’ex convento che crollando ha svelato, tra lo stupore dei presenti, il feretro. Le funzionarie della Soprintendenza (Simona Guida e Maria Raffaella Ciucarrelli) insieme al padre superiore dei Frati Minori, Ferdinando Campana, hanno avvisato le autorità competenti (magistratura e Asur). Nella tarda serata di venerdì la Procura ha disposto i sigilli che sono stati apposti dalla Polizia locale. Sarà la procuratrice Fucci a decidere tempi e modalità di spostamento e apertura del feretro.

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Non aveva dubbi sulla presenza del corpo del Beato Antonio padre Silvano Bracci che ne parla nel libro su Santa Maria Nuova dove riporta quanto gli ha raccontato nel 1958 Francesco Talamonti, allora custode della chiesa e artefice dello spostamento del Beato. In quel periodo sembra fossero in corso importanti lavori all’interno della chiesa e con l’occasione il corpo mummificato del francescano, ormai sconosciuto alla maggioranza dei fedeli, fu spostato da dietro il tabernacolo dell’altare di Sant’Antonio da Padova nella parete divisoria tra chiesa e convento. L’unica discrepanza tra quanto raccontato da padre Bracci nel libro e il ritrovamento di venerdì pomeriggio riguarda la posizione della bara. Mentre Bracci riferisce «(...)quel corpo ‘tutto intero’ fu tolto e murato verticalmente», il feretro è stato ritrovato in posizione orizzontale, dentro una bara di zinco, in una specie di nicchia profonda 80-90 centimetri.

Tra l’altro padre Bracci fa notare «che la stanza dove è stato ritrovato il feretro corrisponde all’antica Santa Maria Nuova in Salvatore, abbattuta nel 1708» e su cui è stato costruito il convento demolito a fine agosto. Le informazioni raccolte da padre Bracci sono preziose anche per capire chi fosse frate Antonio da Fano, beato non per la chiesa, ma per i francescani in quanto persona buona e colta. Sembra che frate Antonio, nel 1430 fu «confessore di Alfonso Re di Aragona e oratore presso Papa Martino per trattare della concordia». «Per saperne di più – aggiunge padre Bracci - qualcuno dovrebbe fare ricerche storiche in Vaticano o in Spagna».

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