La bomba pescata
La bomba pescata

Fano (Pesaro Urbino), 11 aprile 2018 - A poche settimane dall’evacuazione di 23mila cittadini di Fano (FOTOper il ritrovamento in spiaggia di un ordigno bellico inglese, poi fatto deflagrare al largo della costa (VIDEO), ancora brividi in alto mare nel mare pesarese. È stata ritrovata da pescatori una grossa bomba d’aereo, forse da mille libbre, a pochi chilometri da Fano. È finito nella rete di un motopeschereccio: un ordigno di forma cilindrica, lungo circa 120 centimetri e largo circa 75. I marinai lo hanno tirato a bordo ma, individuato che si trattava di una bomba, lo hanno subito rigettato in mare. Ora si trova appoggiato sul fondale a 18 metri di profondità, a una distanza di 4,8 miglia dalla costa di Marotta. Per questo la Capitaneria di Porto di Fano ha emesso un avviso ai naviganti per segnalare la presenza di una zona interdetta: nello specchio acqueo circostante la Latitudine 43° 50,233’ N e la Longitudine 013° 12,500’ E, per un raggio di 500 metri.

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«In 25 anni che vado in mare è la prima volta che ho avuto veramente paura». Si sente miracolato Renato Riparti, comandante del motopeschereccio Jamaica, che lunedì sera ha issato a bordo della sua barca un ordigno bellico risalente con ogni probabilità alla seconda guerra mondiale.
Che ordigno era?
«Uguale a quello ritrovato a Fano il mese scorso – dice –, ma quando abbiamo tirato su la rete non abbiamo capito immediatamente che si trattava di una bomba. Dal peso pensavamo a un tronco o una pietra, poi ci è sembrato semplicemente un pezzo di ferro dell’altezza di una persona in piedi».
Dica la verità, ha sperato si trattasse di un altro Lisippo, come la statua greca pescata al largo di Fano nel 1964...
«Non sarebbe stato male in effetti – ride –. Invece era un’altra bomba finita nella rete».
Perché, ne aveva già pescata qualcuna? 
«Una, sì. Ma quella volta non l’avevamo issata a bordo perché, tirandola su, erano iniziati a fuoriuscire fumi particolari e l’avevamo subito lasciata. Questa invece era inerte. Ma solo ripulendola dai molluschi che stavamo pescando e dagli altri residui marini, ci siamo accorti di quello che era veramente».

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Il primo pensiero?
«La paura è stata così tanta che prima ho pensato che se non stavo attento era finita per tutti (l’equipaggio conta altri due membri, ndr), poi ho pensato che i miei figli sono troppo piccoli per lasciarli senza padre».
Perché la scelta di rigettare l’ordigno in mare piuttosto che chiamare la Capitaneria?
«Perché le condizioni del tempo non erano ottimali. Non me la sono sentita, per la sicurezza mia e dell’equipaggio, di attendere i tempi tecnici di intervento della Capitaneria con la mia barca che oscillava fortemente. Ho deciso rapidamente, assumendomene la responsabilità».

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Poi cosa ha fatto?
«Ho avvisato prima la Capitaneria, poi i colleghi marinai intorno che stavano pescando con noi i garagoi (lumachine di mare, ndr), poi abbiamo gettato nuovamente le reti per l’ultima calata. Erano da poco passate le 18 e non potevamo perdere altro tempo».