Mario Pieretti
Mario Pieretti

Fano, 12 aprile 2018 «Io me lo ricordo bene quel giorno in cui hanno scaricato una raffica di bombe in mare». Ha compiuto 89 anni lo scorso 20 gennaio il fanese Mario Pieretti e di quel pomeriggio e dei successivi conserva fervida memoria perché aveva già 15 anni nell’aprile del 1944, quando uno stormo di aerei della RAF, in formazione, in tre ondate successive, lanciarono decine di bombe («una sessantina» è riportato nel diario ‘Fano e la seconda guerra mondiale’ di Giuseppe Perugini stampato nel 1949) sul litorale fanese, per tutta la sua lunghezza.

«Quanti aerei ho visto passare su casa mia – prosegue –. Allora abitavamo a Marotta perché mio padre era l’ufficiale dell’ufficio postale. Stavamo davanti all’Hotel Holiday. Da lì passavano tutti gli aerei per andare in Liguria perché era quella la rotta già allora. Ricordo di aver sentito dire per radio che erano andati a fare un gran bombardamento a Livorno e Genova. Ma evidentemente le bombe non le hanno lanciate tutte. Molte le hanno sganciate in mare davanti a casa mia, zona in cui c’era pure la casa del Fascio. Le hanno buttate giù a grappoli, però il cervello mio di bambino mi diceva che erano di più quelle che vedevo scendere dal cielo rispetto alle esplosioni. Quindi sparse in mare ce ne devono essere ancora tante di bombe, secondo me».

Una l’hanno pescata lunedì i marinai del Jamaica, ma nel dicembre del 1992 già il motopeschereccio Gianfranco II si era ritrovata fra le reti da pesca una bomba di fabbricazione inglese risalente alla seconda guerra mondiale, del peso di circa 250 chili. Dopo averla issata a bordo la portarono in porto. Il 19 marzo scorso, guardando le immagini della spettacolare colonna d’acqua (VIDEOche si è levata dell’Adriatico quando gli artificieri hanno fatto brillare l’ordigno bellico rinvenuto nel cantiere Aset in Sassonia, Pieretti non ha battuto ciglio.

«Pem me non era una novità: Troppi ne ho visti – commenta –. Ho sempre avuto però il dubbio che il numero di quegli ‘sbuffi’ visti da piccolo non era adeguato al numero di bombe sganciate, tutte in fila. E ricordo anche la linea di mine tonde, grosse come la Palla di Pomodoro, che misero in Adriatico, da Trieste alla Sicilia, dopo la guerra, per non far venire giù gli altri…. Poco dopo si sono sciolte e in balia delle onde due arrivarono proprio a 50 metri da casa mia. Io incosciente ci andavo a giocare intorno prima che arrivassero gli artificieri… che però per farle brillare non ci fecero evacuare. Si raccomandarono solo di tenere aperte le finestre per lo spostamento d’aria. Alla fine, c’è arrivata un sacco di ghiaia addosso ma sono ancora qui a raccontarlo».