Fano, 17 maggio 2018 - «Thiago è stato ucciso da una polpetta avvelenata, lasciata dinanzi al cancello di casa mia da una persona che sapeva a che ora sarebbe uscito per la solita passeggiata». Lo dice Elisa Ubaldini, 28 anni, residente a Serra Sant’Abbondio, nella frazione di Leccia, proprietaria di un labrador di sei anni, morto lunedì notte dopo tre giorni di agonia, per aver inghiottito un boccone di carne, trovato per terra giovedì notte durante la consueta passeggiata. Una vicenda triste e crudele, che si è consumata tra il silenzio delle colline e delle pievi, nell’incantevole borgo alle pendici del monte Catria, dove il rapporto con la natura e gli animali è sempre stato armonico e pacifico e tutti sono increduli per quanto accaduto.

«Il veterinario – spiega la donna, che ha denunciato l’episodio alla Forestale – ha accertato che la polpetta conteneva una massiccia dose di potente veleno metaldeide, usato per eliminare le lumache, che non ha lasciato scampo al mio povero cane, venuto meno dopo atroci sofferenze. La corsa in una clinica veterinaria di Mondavio, un’ora dopo l’ingestione del veleno, è stata purtroppo inutile». Elisa è ancora sconvolta e racconta il dramma con le lacrime agli occhi, disperata dopo aver perso il suo fedele amico a quattro zampe, verso cui nutriva un affetto profondo e che mai avrebbe immaginato di perdere così tragicamente: «Nella frazione dove abito siamo appena una cinquantina di persone e ci conosciamo tutti: quindi mi viene spontaneo immaginare che il responsabile sia uno dei miei vicini di casa, forse infastidito dalla presenza del mio cane, ma Thiago non ha mai disturbato nessuno, né abbaiando né in altro modo».

E difatti il labrador viveva in casa e condivideva con la famiglia le frequenti passeggiate al vicino fiume, dove adorava tuffarsi in acqua, e quando restava solo aspettava l’arrivo della padrona con una palla in bocca per giocare. «Non sarà facile rassegnarsi all’idea che non c’è più – aggiunge Elisa –, quando eri un po’ giù di morale, Thiago lo capiva e ti veniva a consolare con le sue affettuose effusioni, perché lui riconosceva i nomi delle persone e persino il loro stato d’animo». Parole che ricordano quelle di Konrad Lorenz che, nel suo libro “E l’uomo incontrò il cane”, racconta della sua cagnetta Susi: «Quando mi cammina alle calcagna con tutti i sensi tesi a non perdermi, lei è tutti i cani che abbiano mai trottato alle calcagna del loro padrone, dal giorno in cui il primo sciacallo dorato cominciò a farlo: una somma incalcolabile di amore e di fedeltà».