La canzone del Carnevale è già diventata un caso. Non mancano polemiche
La canzone del Carnevale è già diventata un caso. Non mancano polemiche

Fano (Pesaro e Urbino), 7 febbraio 2020 - Ieri Mina cantava un allusivo "Ma che bontà. Ma che cos’è questa robina qua?". Oggi l’Ente Carnevalesca sdogana, nel testo di "La differenziata" (ovvero la canzone ufficiale del Carnevale di Fano 2020), le parole "cacca", "mer.." e "popo’".

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Fa ridere e discutere, in città, il brano scritto dall’artista fanese Armando Dolci, cantato dai consiglieri dell’associazione che organizza l’evento, per promuovere la manifestazione invernale più importante di Fano e delle Marche. Ma è un riso talvolta amaro, tanto più che il brano è stato accompagnato da un video in cui emerge più il contenitore (Aset) che il contenuto (Carnevale). "Non voglio fare né la spocchiosa, né la preziosa - interviene la consigliera comunale di maggioranza Cora Fattori -, ma è tragicomico! Prendiamola pure a ridere, se non si ride ‘con’ ma si ride ‘di’, per non piangere… dal momento che il carnevale sta partecipando ad un progetto di finanziamento per i carnevali green e immagino che questo video rientri nel progetto, come uno dei modi individuati per sensibilizzare l’argomento. Mi sento in imbarazzo".

E lancia l’hashtag #mirifiuto. Interpellato, l’ex assessore alla Cultura ed Eventi Stefano Marchegiani, colui che ha assistito al passaggio tra la vecchia presidenza dell’Ente (quella accusata di puntare più sul divertimento che sul lato artistico dell’evento) e la nuova (che come modello aveva il Carnevale di Dario Fo), si è detto perplesso. "Non mi pare una hit che scalerà le classifiche. Però tutto sta al target a cui si rivolge: potrebbe anche funzionare come spot per la differenziata. Per il Carnevale invece mi sarei aspettato qualcosa di diverso, uno spot con El Vulòn come testimonial e soprattutto una cifra più artistica: creativo, suggestivo, surreale. Vedo un grande impegno da parte dei ragazzi dell’Ente Carnevalesca, però poi il problema è l’esito. Lo dico in modo costruttivo: se ci ostiniamo a fare tutto in house, senza rivolgersi a professionisti di provata esperienza, questi sono i risultati".

Un video che mostra solo in sottofondo le maschere e i carri, se si esclude la visibilità personale data agli organizzatori. Una questione di opportunità, per Fabiola Pacassoni. "Il tema Green poteva essere declinato in maniera diversa. Io penso al verde, all’aria, alla luce, all’energia… non all’immondizia e alla cacca. Questa associazione dispregiativa, è rovinosa per il Carnevale. La satira purtroppo la sanno fare in pochi. Quello che passa alla città è che il video parla di Aset e non di carnevale Green. D’altronde è stato fatto da un dipendente di quella municipalizzata...".