Leo del Cantinone ovvero Leonardo Gentili

Fano (Pesaro e Urbino), 7 febbraio 2017 - Un altro pezzo di storia fanese che se ne va. Ha chiuso “Il Cantinone” uno dei ristoranti più storici della nostra città, ma anche della Regione. Venerdì sera sono stati serviti gli ultimi clienti, tra le lacrime. Sopraffatto dai debiti, infatti, ha dovuto abbassare la saracinesca Leonardo Gentili, che ha ereditato dal padre Giorgio quell'attività che dal 1958 animava i piani bassi di palazzo Bracci Pagani.

Almeno quattro generazioni sono cresciute all'ombra dei locali sotterranei, che hanno visto scrivere pagine di storia della musica e della cultura, nazionale e internazionale. E' lì che sono nate le jam sessions del Fano Jazz by the sea e i primi Jazz Club; è lì che la Rai ha girato i suoi documentari sulla musica portoghese portando in città i grandi nomi del Fado e ribattezzando il Cantinone “la Casa del Fado”; è lì che molte coppie del territorio hanno festeggiato le proprie nozze ed è sempre lì che si riunivano i tifosi di calcio a guardare le partite quando la tv a pagamento in casa non ce l'aveva ancora nessuno, soprattutto gli interisti che ne avevano fatto per anni la sede del loro club prima di trasferirsi a Treponti.

Sotto quelle campate con le volte di mattoncini a vista si è riunito per l'ultima volta (dal 26 al 28 maggio 1967) il 'Gruppo 63', la neoavanguardia letteraria composta da alcuni giovani intellettuali (tra cui Umberto Eco, Edoardo Sanguineti, Achille Bonito Oliva, Furio Colombo, Giorgio Manganelli, Luigi Malerba...) fortemente critici nei confronti delle opere letterarie ancora legate a modelli tradizionali tipici degli anni Cinquanta.

Anche Oriana Fallaci si è vista aggirare contornata da volute di fumo tra le bottiglie in quelle cantine. Un locale che si sapeva trasformare (una taverna alla moda dei portoghesi che serviva un baccalà di prima categoria quando veniva Jorge Fernando, una pizzeria economica per le carovane di studenti, il ristorante elegante per i ricevimenti di nozze) finché non si è trasformato il palazzo che lo ospita.

E' quando Palazzo Bracci Pagani è diventato un museo che tutto è cambiato nel modo di far ristorazione di 'Leo del Cantinone'.

L'inizio del tracollo. “Mio papà ha aperto nel 1958 come una rosticceria – racconta – nei locali della Congregazione di carità perché questo palazzo, che ha sistemato a suo spese, era una donazione. Poi negli anni '70 è passato al Comune che poi lo ha venduto alla Fondazione Carifano che recentemente lo ha ristrutturato”.

Il Cantinone è passato in un soffio da 1.000 metri quadrati ad 87 “dove dentro c'è una cucina, tre bagni, due ripostigli, un guardaroba – sottolinea Leo –. Chiaramente mi hanno fatto un nuovo contratto per questo ristorante, costruito e affidato chiavi in mano: io ho messo solo arredamento e cucina. Affitto di 2mila euro al mese per un locale con appena 10 tavoli. Come fai a starci dentro?”.