Luciano e Battista, in una foto di qualche anno fa
Luciano e Battista, in una foto di qualche anno fa

Fano, 12 gennaoo 2021 - Settant’anni di matrimonio tondi e una prova un po’ più impegnativa delle altre: vincere questo diavolo di virus che è entrato di soppiatto anche nelle loro vite, senza però sconvolgerle più di tanto. Perché Luciano Tancini, 91 anni, e sua moglie Battista Ciacci, 87, hanno in comune la forza delle fede, semplice e resistente, tanto da fare coraggio essi stessi alla loro numerosa e bella famiglia (quattro figli, undici nipoti e sei pronipoti) che assieme alle parrocchie del centro storico prega per loro ogni giorno.

Luciano e Battista infatti sono ricoverati a Campofilone, in una struttura intermedia che assiste gli anziani colpiti dal virus. Condividono la stessa camera e tre volte alla settimana sono collegati in videoconferenza con i famigliari: "Sì, papà ha imparato a fare la videoconferenza con il suo nuovo telefono. Sono loro a farci coraggio – racconta il figlio Paolo – e guai se fosse il contrario, è sempre stato così, coerenti con la loro vita e i loro principi cristiani. Papà, dolce e forte, e mamma, esempio di bontà, ci hanno sempre detto che qualsiasi evento va vissuto con un atteggiamento di fede e che non esiste nulla al di fuori della volontà del Signore Gesù"

Luciano e Battista sono molto conosciuti in città. Lui in particolare è impegnato nell’ambiente della chiesa. Ex dipendente della Fox petroli, sua la voce del Rosario e delle letture a Santa Lucia, così come ai Servi di Maria, dove ogni mattina legge i salmi della giornata. E’ stato anche presidente dell’Azione Cattolica a Santa Lucia. Fede limpida, vera, sincera e semplice come quella di sua moglie, con cui ha formato una bellissima famiglia e condiviso con essa tanti bei momenti. Quest’anno però, per la pandemia, Luciano non aveva festeggiato come al solito il suo compleanno, il 24 dicembre. A fine anno, racconta suo figlio Paolo, "la mamma ha iniziato ad avere qualche linea di febbre e così anche papà. Entrambi sono stati monitorati amorevolmente dal nostro medico di base che ha verificato costantemente le loro condizioni, oltre che da alcuni famigliari medici che li hanno sempre seguiti. La situazione è sempre stata sotto controllo, ma la febbre non se n’è mai andata, ed è rimasta per giorni".

Troppo. E’ il 3 gennaio e visto l’esito del tampone, che risultava positivo, il medico della coppia decide di trasferirli in una struttura che possa curarli meglio. Così Luciano e Battista devono lasciare la loro abitazione di piazza Lazzarini e salgono sull’ambulanza che li avrebbe accompagnati a Campofilone, all’albergo Covid. Non proprio una villeggiatura, ma comunque una struttura che garantisce loro di vivere insieme, fatto fondamentale per chi deve affrontare questa prova: "Sì – spiega Paolo – vivono nella stessa camera e sono seguiti dai medici, compreso i fisioterapisti che li aiutano con esercizi. E’ una struttura provvidenziale, che consente di vivere una piccola dimensione famigliare anche nel bisogno, nell’emergenza Covid. Babbo e mamma, come a casa, possono seguire il Rosario di Lourdes su Tv2000 alle 18 e poi la messa oppure gli stessi momenti sulla Tv di San Pio, come facevano a casa. Questo è un bel supporto".

Con la vicinanza di tutta la famiglia: "Noi non li abbiamo mai lasciati, fin dal loro viaggio verso Fermo, quando sono stati assistiti anche dalla nipote Caterina, che è medico. Certo, quando li abbiamo visti partire ci siamo spaventati un po’, la mamma era anche caduta, e anche adesso restiamo in attesa degli eventi, ma abbiamo la fiducia che loro stessi ci trasmettono, il completo abbandono verso la Provvidenza, nelle mani del Signore, senza dubbio alcuno". Con la vicinanza dei parrocchiani. Don Stefano Brizi alla Messa del Duomo ha assicurato ai due coniugi la preghiera di tutta la comunità, così come gli amici che li aspettano a Pesaro. "Conosco Luciano e sua moglie da anni – racconta Gino Pazzaglia – perché Luciano era molto amico di mio fratello, il missionario Tarcisio Pazzaglia. Lui e sua moglie sono persone eccezionali, speriamo di riaverli presto tra noi". Quando? Difficile dirlo "Aspettiamo la negatività del tampone per riabbracciarli – auspica il figlio Paolo – nel frattempo ringraziamo tutti per la vicinanza e viviamo questo momento di prova come ci hanno insegnato i nostri genitori: con fede e preghiera. E che, come dice papà, Dio ci benedica".