Il giallo di Santa Maria Nova
Il giallo di Santa Maria Nova

Fano, 24 agosto 2019 - "Il corpo mummificato del beato Antonio da Fano potrebbe essere stato murato tra due pareti di laterizi di 10-15 centimetri ciascuna. Forando con cautela una delle pareti si potrà, attraverso una telecamera o la semplice illuminazione, verificare l’esistenza dei resti di cui parla padre Silvano Bracci".

Dal Comune indicano il percorso che, sotto la supervisione della Soprintendenza, si potrebbe seguire per sciogliere il giallo fanese di fine estate: i resti del beato Antonio murati all’interno della chiesa di Santa Maria Nuova, di proprietà comunale. A far riemergere dalla polvere la storia del francescano, vissuto nel XV secolo, è stato padre Silvano Bracci, già custode della chiesa di via De Tonsis, dopo aver saputo della riapertura (a seguito dell’avvio dei lavori di ristrutturazione del convento che i Frati Minori della Provincia Picena di San Giacomo della Marca hanno ceduto ai privati), del passaggio nel quale era stato murato il beato Antonio.

Nel volume su Santa Maria Nuova, curato da padre Bracci e Gianni Volpe ed edito dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Fano, Bracci racconta «(...)quel corpo ‘tutto intero’ fu tolto e murato verticalmente all’inizio della parete destra della chiesa nel vano tamponato di un passaggio che immetteva nell’attuale convento». A padre Bracci lo avrebbe raccontato personalmente – così ci ha riferito – nel 1958, l’allora custode di Santa Maria Nuova padre Francesco Talamonti, artefice dell’operazione. Nel volume dedicato a Santa Maria Nuova, padre Bracci, attraverso riscontri documentali, ricostruisce la storia del francescano. Vissuto nel XV secolo, il suo corpo mummificato sarebbe stato conservato prima in Santa Marina Nuova in San Lazzaro, poi trasferito a Santa Maria Nuova in San Salvatore, per finire murato, nel 1958, nella porta di comunicazione tra la chiesa e il convento.

Una storia lunga 600 anni quella del beato Antonio da Fano, ma sconosciuta ai più e di cui non è certa neppure la beatificazione. «Di questo santo frate fanese – scrive ancora padre Bracci – pur denominato ‘beato’, non è stato mai promosso un processo per il riconoscimento del culto da parte dell’autorità ecclesiastica». Esprime tutte le sue perplessità sulla muratura del corpo del beato Antonio, l’attuale custode di Santa Maria Nuova, padre Giancarlo Mandolini: «Lo storico – taglia corto – si basa sui fatti, non sulle chiacchiere», mentre non vuole nemmeno affrontare l’argomento il superiore dei Frati Minori, padre Ferdinando Campana.

Il Comune, proprietario della chiesa, vuole invece andare a fondo della vicenda e coinvolgere la Soprintendenza con cui, a settembre, effettuerà sopralluogo e verifica. «Ha fatto bene il Comune ad avvisare la Soprintendenza – commenta l’ex assessore alla Cultura Stefano Marchegiani – e non è detto che non ci siano da chiamare in causa altri enti visto che si tratta della presenza di resti umani all’interno della chiesa e che la vicenda potrebbe avere risvolti igienico-sanitari». In ogni caso se si troveranno i resti del beato sarà l’occasione per dare loro la dignità che meritano».