Giorgio Spezi aveva 29 anni e viveva con la famiglia a Sant’Orso. Era un dipendente della Croce Rossa di Fano
Giorgio Spezi aveva 29 anni e viveva con la famiglia a Sant’Orso. Era un dipendente della Croce Rossa di Fano

Fano (Pesaro e Urbino), 25 aprile 2019 - I fantasmi della sua mente sono stati più forti del suo amore per la vita. Un amore di cui Giorgio Spezi aveva fatto la sua ragione d’essere (dall’impegno in parrocchia come animatore dei più giovani al volontariato passando per il suo lavoro nel sociale), ma che l’altra notte non è bastato a fermare la sua mano armata. Non vedendolo arrivare al lavoro, ieri mattina i colleghi sono andati a cercarlo a casa pensando che non gli fosse suonata la sveglia: invece l’hanno trovato senza vita riverso a terra, in una pozza di sangue, con la pistola ancora in mano. L’aveva comprata usata a febbraio, per andare ad allenarsi al poligono di tiro. Aveva 29 anni Giorgio Spezi e una vita interiore evidentemente tormentata ma di cui, riservato e riflessivo com’era, non aveva mai fatto parola con nessuno.

«L’ho trovato io – racconta sconvolta Daniela Cameracanna, presidente della Croce Rossa Italiana di Fano di cui Spezi era dipendente –. Siccome era molto preciso e puntuale, quando stamattina (ieri, ndr) non si è presentato al lavoro l’abbiamo subito chiamato, ma non rispondeva. L’abbiamo aspettato fino alle 10.30 e poi ho detto agli altri: ‘andiamo a sbrandarlo’. Pensavamo infatti che non gli fosse suonata la sveglia. Ma anche alla porta di casa continuava a non rispondere. Così siamo andati al tabacchi del cognato, che ha le chiavi di casa… l’abbiamo trovato in camera da letto. Era un ragazzo d’oro, non mi capacito». Ha la voce strozzata dal pianto, la presidente della Cri, sconvolta come tutti gli altri volontari e dipendenti della Croce Rossa. Quello che non racconta, la Cameracanna, è quel disperato tentativo di rianimarlo che ha fatto nonostante la scena che gli si era parata davanti agli occhi non lasciasse speranze.

«Mi aveva chiamato ieri sera (martedì, ndr) ed abbiamo riso e scherzato come sempre - racconta sconvolto Piero Valori, autista della Cri -. Ha esordito dicendomi: ‘ho due notizie da darti, una bella e una brutta’. La bella era che questa mattina saremmo stati in servizio insieme. La brutta… che ci toccava sollevare un paziente corpulento per portarlo a fare i raggi». E così ieri mattina Piero lo ha aspettato come sempre davanti alla sede della Cri, al Flaminio, per fare colazione insieme prima di prendere servizio. Ma Giorgio tardava ad arrivare. «Lui era sempre puntualissimo - ricorda Piero - così quando si è fatta l’ora di dover partire con l’ambulanza, l’abbiamo chiamato dalla centrale. Siccome non rispondeva mi hanno affiancato un altro collega e sono partito, pensando che siccome i genitori erano in vacanza, avesse fatto tardi la notte prima. Poi alle 11 ci ha chiamato la centrale per avvertirci della tragedia».

A sentire gli amici, a Giorgio non mancava nulla: «Conduceva una vita normale, suonava il basso e la chitarra, faceva sport, si era comprato da un mese l’auto dei suoi sogni e sebbene avesse chiuso con la fidanzata da poco tempo non sembrava particolarmente provato». Per i carabinieri che indagano sull’accaduto, invece, potrebbe essere stata proprio questa delusione sentimentale alla base del suo gesto. Intanto il pm ha disposto l’autopsia.