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10 mag 2022

Ha superato il mare sul barcone Ma giocare una partita è un’impresa

Momo, 16 anni, del Mali, si allena con i Carissimi. Per colpa della burocrazia è condannato alla panchina

I ragazzi della società sportiva Carissimi mentre si allenano (foto d’archivio)
I ragazzi della società sportiva Carissimi mentre si allenano (foto d’archivio)
I ragazzi della società sportiva Carissimi mentre si allenano (foto d’archivio)

di Anna Marchetti

Può allenarsi, ma non giocare le partite di calcio insieme ai compagni con i quali si prepara ogni settimana: la burocrazia non lo consente. E’ la storia di Momo, giovane del Mali, 16 anni, arrivato da solo in Italia attraversando il Mediterraneo su un barcone, affidato alla comunità di Belgatto come minore non accompagnato, che da due mesi ha trovato nella società calcistica Carissimi accoglienza e disponibilità.

"Momo – racconta l’educatore della comunità di Belgatto Stefano Paci – fin dal suo arrivo ha manifestato il desiderio di giocare a calcio: abbiamo cercato di accontentarlo". Memore della sua positiva esperienza giovanile nel Fanella Calcio (oggi Carissimi), Paci ha contattato la dirigenza per l’inserimento del ragazzo in una squadra di suoi coetanei. "Momo è soddisfatto di questa esperienza – riferisce Paci – perché ha incontrato dirigenti molto disponibili e una squadra di giovani gentili e buoni nei suoi confronti". Conferma il presidente della società calcistica Carissimi, Massimo Giuliani: "Si è ben inserito ed è contento dell’esperienza che sta facendo". Insomma, tutto bene. O quasi.

L’unico limite è che Momo per giocare le partite dovrebbe essere tesserato della Figc. "Purtroppo il software di sistema – fa presente Paci – richiede dei documenti che riguardano le generalità dei genitori o lo stato di famiglia che i ragazzi africani non sono in grado di produrre perché non li possiedono: arrivano da Paesi in conflitto, estremamente poveri e in molti casi i genitori non li hanno neppure". Nonostante l’impegno della società calcistica per superare gli ostacoli burocratici, il tesseramento non si è potuto effettuare, almeno per quest’anno. Informato fin dall’inizio della difficoltà, il ragazzo è stato comunque contento di cogliere l’opportunità che gli veniva offerta. "Lo sport – sottolinea Paci – insieme alla scuola è una delle migliore forme di integrazione. Abbiamo un altro giovane, Soleman, originario del Gambia, ospite della nostra comunità interessato a fare sport, in particolare lotta senegalese: in questo caso abbiamo cercato una scuola di boxe. Partecipare ad una attività sportiva, insieme ai corsi scolastici pomeridiani per il diploma di terza media, è per i nostri ragazzi un’occasione in più per uscire dalla comunità".

"Speriamo di riuscire a tesserare Momo – si augura il segretario della società sportiva Carissimi Franco Clini – per il prossimo anno perché possa continuare l’attività calcistica magari in una squadra juniores. Il tesseramento dei minori è una procedura sempre abbastanza complicata, per fortuna per i bambini ucraini la Fgci, almeno fino al 30 giugno, ha creato un iter semplificato".

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