Carabinieri di Fano
Carabinieri di Fano

Fano (Pesaro e Urbino) 24 agosto 2018 - Arrestato dopo un rocambolesco inseguimento B.B., albanese trentenne, volto noto ai carabinieri di Fano poiché responsabile di furti in abitazione e spaccio di cocaina nella provincia pesarese. Ieri pomeriggio una pattuglia dei carabinieri del nucleo operativo di Fano lo ha notato davanti ad un bar del quartiere Centinarola insieme alla compagna: una sinti italiana domiciliata in un campo nomadi dell’hinterland di Milano, anche lei conosciuta per eguali trascorsi. Alla vista dei militari i due si sono allontanati velocemente dal locale e sono saliti su una Fiat Punto, partendo in modo spedito nel tentativo di dileguarsi.

I militari hanno provato a fermare l’auto che si è però allontanata a forte velocità bruciando semafori e stop fino ad imboccare la via Flaminia contromano, obbligando i militari ad ingaggiare un pericoloso inseguimento. Dopo avere così guadagnato un congruo margine dagli inseguitori, i due hanno abbandonato l’auto e sono fuggiti a piedi separandosi. L’albanese si è dapprima nascosto in un anfratto e poi ha tentato la fuga verso il campo di calcio di Centinarola, inseguito da un carabiniere che, visto un gruppetto di giovani intenti ad allenarsi, ha chiesto loro aiuto. Un ragazzo ha raccolto la richiesta e si è parato di fronte al fuggitivo che, ormai in trappola, si è fermato.

Condotto in caserma da una delle altre pattuglie che nel frattempo avevano cinturato la zona, B.B. ha esibito un passaporto ed altri documenti rilasciati dalle autorità albanesi su cui erano riportate generalità completamente diverse da quelle a loro note. La conferma che si trattasse di B.B. è arrivata dai riscontri delle sue impronte digitali con quelle archiviate nel casellario di identità del ministero dell’Interno. Il giovane delinquente aveva cercato di sottrarsi al controllo proprio perché sapeva di essere stato riconosciuto dagli stessi militari che avevano indagato sul suo conto in quanto responsabile di numerosi furti in abitazione i quali ben sapevano dell’esistenza di un mandato di arresto pendente.

Riscontrato che i documenti erano genuini, i carabinieri operanti hanno scoperto che l’arrestato dopo aver scontato una prima condanna a 6 anni per spaccio di cocaina, era stato espulso dal giudice nel paese di origine. Qui aveva contratto un matrimonio fittizio con una connazionale dalla quale aveva acquisito il cognome e, approfittando della legislazione locale, aveva rifatto i documenti con le nuove generalità. Così facendo si era convinto di poter rientrare in Italia indisturbato ed eludere i provvedimenti di cattura che nel frattempo erano stati spiccati sul suo conto.

Dopo le formalità di rito B.B. è stato associato alla casa circondariale di Villa Fastiggi di Pesaro per scontare la pena residua. Per lui è scattato un secondo arresto per essere rientrato in Italia in violazione dell’espulsione giudiziaria comminata dal giudice per motivi di sicurezza.