Giuseppe Ferrara con la bicicletta del figlio
Giuseppe Ferrara con la bicicletta del figlio

Fano, 12 aprile 2019 - «Se perdiamo l’umanità… nulla ha più senso». Così si sfoga Giuseppe Ferrara, il papà del bambino di 11 anni investito e non soccorso mentre tornava da scuola, che ieri mattina ci ha contattato subito dopo aver letto sul Carlino la notizia che riguardava il figlio. «L’incidente è successo lunedì nel tragitto scuola-casa – così racconta la sua pena l’uomo, per sensibilizzare la comunità –. Domenica eravamo andati a comprare la bicicletta nuova, una mountain bike che mio figlio ha lucidato tutto il giorno prima di potersela gustare finalmente l’indomani. Come tutti i giorni è andato a scuola (la Padalino) con la sua due ruote, ma al ritorno, mentre attraversava le strisce pedonali del ponte storto per poi immettersi nei Passeggi e sbucare al ponte rosso per arrivare fino a Sant’Orso, è stato colpito da uno scooter che arrivava lungo e non si arrestava per tempo».

Il figlio racconta: «io ho guardato: si sono fermati tutti, quindi ho attraversato tenendo la bici sulla sinistra ma mentre ero lì è arrivato questo con una gran frenata e mi ha colpito. Io sono volato a terra e la cartella questa volta, invece di pesarmi, mi ha salvato la testa». La cartella, nel volo, si è spostata e ha fatto da cuscino evitando che la testa battesse violentemente a terra.

«Sono finito a terra e la bici sopra di me – prosegue l’11enne – una botta nel ginocchio e stinco ma anche qui nel fianco» dice toccandolo. Lunedì il padre ha ricevuto la chiamata del figlio all’ora di pranzo, quando stava per avviarsi nuovamente al lavoro. «E’ lui che con la voce ancora tremante mi dice che lo hanno investito e di raggiungerlo – spiega Giuseppe – “ci vediamo ai Passeggi, dove c’è quella grossa pietra” dice. Arrivo e lo trovo lì, tremante e ancora carico di adrenalina che fissa la sua amata bici. Mi sincero che stia bene e che non abbia niente di rotto. Lui mi dice che ha qualche dolorino ma evidentemente l’adrenalina ancora smorza il dolore. Gli chiedo dove sia il conducente che lo ha investito, e lui “è andato via subito”. Ma come non ti ha nemmeno aiutato? “No babbo, quell’uomo coi capelli e la barba bianca mi ha guardato e mi ha chiesto se stavo bene. Io gli ho detto: secondo te? A quel punto lui è ripartito. Mentre mi rialzavo, da solo, una signora con la macchina ha abbassato il finestrino e mi ha detto di chiamare i carabinieri, ma io ho chiamato te appena sono arrivato qui da in mezzo alla strada”. Ma vi rendete conto?».

Il padre non si capacita di come «una persona investe un bambino di 11 anni, lo vede a terra con la bici sopra e non si fermi nemmeno ad aiutarlo. E poi? La signora che abbassa il finestrino e gli dice di chiamare i carabinieri? Ma che società siamo diventati se nemmeno un bambino solo in mezzo a una strada, per terra, traumatizzato, ci fa uscire un minimo di umanità? Io sarei rimasto al fianco di quel bambino fino a che non fossero arrivati i genitori o i soccorsi, indipendentemente dal fatto che possa essere stato io la causa o no. Per fortuna mio figlio non si è fatto nulla, nonostante lamenti ancora forti dolori gli esami in Pronto Soccorso non hanno rilevato criticità e l’hanno dimesso prescrivendo anti-infiammatori, ma se invece come spesso succede la vittima che apparentemente sembra incolume, ha subito delle gravi conseguenze?».