Mattia Cosmi con Alice Romagnoli fuori dal loro locale
Mattia Cosmi con Alice Romagnoli fuori dal loro locale

Fano (Pesaro e Urbino), 11 gennaio 2019 - La loro storia sembra simile a quella di tanti altri connazionali che hanno fatto fortuna esportando le delizie della cucina italiana. Invece, l’idea vincente dei trentenni Mattia Cosmi e Alice Romagnoli, entrambi cresciuti a Fano, è molto più di un semplice ristorante italiano negli Stati Uniti. È una start-up che unisce tradizioni culinarie e tecnologia, un progetto visionario che poteva nascere solo nella baia di San Francisco, a pochi passi da quella Silicon Valley in cui, ogni giorno, si sviluppano le innovazioni destinate a far parte della nostra quotidianità. ‘The Italian Homemade Company’, la catena di ristoranti lanciata da Cosmi e Romagnoli nel 2014, oggi conta quattro sedi e oltre 100 dipendenti. Un successo così travolgente che, nelle scorse settimane, la coppia ha ricevuto il ‘Certificate of Honor’ della città e contea di San Francisco, riconoscimento ai risultati raggiunti con la loro attività imprenditoriale. le prospettive future sono rosee, tanto che Cosmi ipotizza l’apertura di almeno altri cinque locali entro il 2020 e la sperimentazione di due nuovi concept di ristorazione: uno orientato sul cibo a km 0, e l’altro sul vino, eccellenza di cui la California è principale produttore negli Stati Uniti.

Tutto è cominciato con una vacanza di tre mesi, un piccolo gruzzolo e un ‘hole in the wall’ – letteralmente, «un buco nel muro» – a North Beach, il vecchio quartiere italiano di San Francisco. Un ‘buco’ di 60 metri quadri, da cui servire piadine ai passanti. «Camminavamo nelle strade del centro – esordisce Mattia – e ci siamo resi conto che mancava un chiosco di piadine. E tutti i ristoranti italiani che vedevamo in città non avevano nulla di autentico. Allora abbiamo deciso di aprirne uno noi: la piadina è facile e veloce da preparare, ha costi di produzione bassi e, soprattutto, ci ricorda la cucina della nonna, in cui entrambi siamo cresciuti».

Ma le idee della giovane coppia sono tante: il «sogno americano» è solo agli albori. «All’indomani dell’apertura - ricorda Mattia - avevamo già un business plan accurato e le indagini di mercato necessarie a realizzare un progetto molto più ampio. Abbiamo trascinato nell’avventura il mio coinquilino e un altro ragazzo italiano, entrambi ingegneri in Silicon Valley: intravedevamo già un enorme potenziale nelle piattaforme di delivery food e di consegna pasti a domicilio, in un’epoca in cui nessuno ne parlava».

A coadiuvare Alice - anima della cucina fatta in casa, appresa dalle «azdore» di famiglia - arrivano due chef appena usciti da Alma, la scuola internazionale di cucina italiana, e il cattolichino Mirco Tommasini, che lavorava già a North Beach. Comincia così la corsa verso il successo: «a un anno di distanza dalla prima apertura, abbiamo inaugurato il secondo locale», prosegue Mattia. «Dall’estate del 2014, le aperture sono state quattro e il nostro team è arrivato a cento persone. Nei weekend, la sede di Union Street conta oltre 1.200 ordini tra delivery e takeaway». Ogni domenica si presentano da «Italian Home Made» molti romagnoli e marchigiani, studenti o giovani lavoratori nelle aziende high-tech di San Francisco, come se andassero a pranzo dalla nonna o dalla mamma. Tagliatelle, cappelletti, gnocchi fatti a mano e approvati anche dall’azdora più temuta, la nonna di Mattia, che finora ha attraversato l’oceano due volte per visitare i nipoti. «La soddisfazione più grande - conclude Mattia - è sentirsi dire dai clienti che la nostra piadina è migliore di quella che si mangia in Riviera. Se devo essere sincero, lo penso anch’io».