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29 apr 2022

Le intriganti “Mine vaganti“ portate in scena da Ozpetek

Iaia Forte con Francesco Pannofino, Erasmo Genzini e Carmine Recano da oggi a Fano

29 apr 2022

La stagione di prosa del Teatro della Fortuna di Fano si conclude con un cast d’eccezione (Francesco Pannofino, Iaia Forte, Erasmo Genzini, Carmine Recano, Simona Marchini) per lo spettacolo “Mine Vaganti“ firmato da Ferzan Ozpetek, in scena da oggi al 1° maggio. Il regista turco ha accettato infatti la sfida di teatralizzare il suo capolavoro cinematografico del 2010, vincitore di due David di Donatello, lasciando quell’essenziale intrigante, attraente, umoristico… sacrificando scene per inventarne altre "perché quello che il cinema mostra, il teatro nasconde".

Al centro della vicenda una famiglia, proprietaria di un pastificio in un piccolo paese del sud, con le sue radicate tradizioni culturali alto borghesi e un padre desideroso di lasciare in eredità l’azienda ai figli. Tutto precipita quando il figlio Antonio si dichiara omosessuale, battendo sul tempo il secondogenito Tommaso tornato da Roma per raccontare anch’egli la sua verità.

"Siamo in tournée da 5 mesi – racconta Iaia Forte –. Sono un po’ stanca ma contenta, perché sta andando molto bene. Abbiamo tutti i teatri pieni e quasi tutte le sere abbiamo standing ovation".

Che esperienza è stata quella di lavorare con un regista come Ozpetek, a teatro?

"Molto felice perché Ozpetek che per la prima volta fa teatro con questo spettacolo ha un grande amore per gli attori e anche una grande conoscenza naturale istintiva dei meccanismi che regolano il teatro. Non ho avuto molte occasioni di fare in teatro commedie per cui questa è stata bellissima. Ha una struttura eduardiana: oltre a fare molto ridere, aiuta a riflettere sulla necessità di inclusione, comprendere che il rispetto delle scelte altrui è una cosa fondamentale".

Nello spettacolo interpreta il ruolo che nel "primo" Mine Vaganti fu di Lunetta Savino, premiata ai Nastri. Come è stato raccoglierne il testimone?

"Ho rivisto il film e apprezzo molto l’interpretazione di Lunetta Savino però il mezzo era diverso. Il teatro richiedeva un altro tipo di approccio per cui mi sono considerata libera di reinterpretarlo".

Cosa c’è nell’allestimento teatrale di diverso rispetto al film?

"Credo che la versione teatrale sia molto più comica rispetto al film. E poi naturalmente è teatro, c’è una bellissima invenzione scenografica che attraverso delle tende ricrea vari ambienti".

Quali le caratteristiche principali di questa famiglia?

"Ozpetek ha ambientato la commedia a Gragnano, paesino della Campania, perché rispetto a quando è stato fatto il film ci sono stati dei cambiamenti e delle evoluzioni per quello che riguarda l’accettazione dell’omosessualità. Questa è quindi una famiglia borghese ma un po’ retrograda che non accetta con molta disinvoltura l’omosessualità del figlio… ma sarà questo a determinare i meccanismi comici".

Lei è una artista molto amata nelle Marche. Che rapporto ha con questa terra?

"Sono legatissima alle Marche perché è la regione con i teatri più belli d’Italia, con acustiche belle. Non ce n’è per nessun’altra neppure in termini di abbondanza. E i marchigiani sono un popolo di appassionati".

Qual è l’invito che farebbe al pubblico per venire allo spettacolo?

"Venite, non ve ne pentirete. Non è una minaccia, anche se lo sembra".

Tiziana Petrelli

© Riproduzione riservata

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