Una radiografia (foto di repertorio)
Una radiografia (foto di repertorio)

Fano, 26 aprile 2019 - La radiologia fanese sotto accusa. Dopo il caso denunciato sul Carlino dell’anziana rimandata a casa con il femore rotto… si moltiplicano le segnalazioni dei lettori sulle loro piccole e grandi disavventure sanitarie.

L’ultima in ordine di tempo è l’odissea di una 84enne raccontata dalla figlia Tina, commerciante fanese. «Era la fine di febbraio quando mia mamma ha iniziato a lamentare un forte dolore all’inguine – racconta la donna –. Abbiamo aspettato qualche giorno per vedere se passava e poi abbiamo chiamato il medico. Arrivata la metà di marzo però, non solo il dolore non era cessato, ma mia madre una mattina si è svegliata che non riusciva nemmeno a camminare. E così abbiamo deciso di chiamare l’ambulanza». 

Al pronto soccorso dell’ospedale Santa Croce di Fano è partito il protocollo del caso, con la visita e l’Osservazione breve intensiva perché per la paura alla signora si era anche alzata notevolmente la pressione.

«La domenica pomeriggio – prosegue la figlia – me l’hanno dimessa dicendo che il quadro clinico era a posto e siccome girava un ceppo di polmonite, preferivano che la riportassimo a casa in attesa che il giorno dopo venisse a prenderla un’ambulanza per portarla a fare una visita dall’ortopedico. Così abbiamo fatto».

Ma il lunedì mattina l’ambulanza non è arrivata. «Si erano dimenticati di prenotare il trasporto sanitario – spiega Tina – e siccome mia mamma aveva la gamba rigida, io non sono riuscita da sola a portarla alla visita con la mia macchina. Gentilmente, questo sì, me l’hanno spostata al giorno dopo». 

Il martedì, dopo gli esami diagnostici a cui viene sottoposta l’anziana, l’ortopedico evidenzia «un problema» all’anca. «Mi dice che ci chiameranno tra 1 o 2 mesi per l’intervento – prosegue la figlia –. Ma tornate a casa mia madre si lamenta di continuo, non riusciva a fare nulla e la notte la passiamo insonni. Mi sono preoccupata perché mia madre non è una che si lagna per niente. L’indomani allora contatto un medico privato, che come prima cosa mi chiede le lastre. Ma noi non le abbiamo avute».

Così Tina si reca al reparto di Ortopedia e la fa (almeno così crede lei) più grave di quello che è. «Ma come, mia madre ha una frattura e me la rimandate a casa senza lastre?». Nel pomeriggio le arriva una telefonata inaspettata che conferma la gravità presunta, delle condizioni di salute della madre. «Mi ha chiamato dall’ospedale una dottoressa – racconta Tina – dicendomi che era dispiaciuta, che la frattura era nascosta, che si trova tra l’anca e il femore, nella parte posteriore... e mi ha consigliato di chiamare subito il 118 per farla venire a prendere in ambulanza, così l’avrebbero operata subito. E così alla fine è stato». 

IL POTES PERÒ non l’ha portata subito a Pesaro, ma al Pronto soccorso di Fano dove «un medico gentile ha dato l’ok per l’intervento e il giorno dopo l’hanno portata in sala operatoria a Pesaro dove le hanno messo tre chiodi… e ancora andiamo dietro a questa storia».

La signora sta facendo la riabilitazione e Tina si sente terribilmente in colpa. «Quando lei si lamentava per il dolore che doveva essere insopportabile visto che continuavamo a farle caricare peso su un osso fratturato – conclude la figlia – e i medici mi dicevano che non aveva nulla… io mi sono persino arrabbiata con mia mamma, poverina».