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10 mag 2022

"Marina fallita, nessuno tocchi le convenzioni"

Altolà delle associazioni dopo la sentenza del tribunale. "Serve anche uno scalo d’alaggio pubblico e locali per vivacizzare l’area"

Il porto turistico di Marina dei Cesari
Il porto turistico di Marina dei Cesari
Il porto turistico di Marina dei Cesari

"Mantenimento delle convenzioni in atto, scalo di alaggio pubblico e servizi che diano vita all’area portuale (bar, ristoranti e minimarket)". Torna l’attenzione sull’area portuale e sul suo futuro dopo la dichiarazione di fallimento di Marina dei Cesari da parte del Tribunale di Pesaro. "La nostra speranza – fa presente Paolo Mancini segretario dello Yachting Club Fano – è che non si tocchino le convenzioni in atto, che prevedono 10 posti barca al porto turistico (per natanti fino 7 metri) per ciascuna associazione (Yachting Club, Lega Navale, Fisherman Club e Club Nautico) a un costo di 890 euro al mese. Ogni club ha poi la disponibilità di altri 2 posti per imbarcazioni da 8 e 9 metri".

"Non credo che per noi cambierà qualcosa con il fallimento di Marina dei Cesari – afferma il segretario della Lega Navale Sergio Guardabassi – dal momento che la gestione è affidata a Darsena dei Cesari". In ogni caso Mancini ribadisce: "L’importante è che per quanto riguarda le convezioni rimanga tutto com’è". "E che il Comune – aggiunge Piergiorgio Bonazzelli del Club Nautico – faccia da garante". I posti barca convenzionati nel porto turistico sono preziosi per le associazioni diportistiche . "Ai club – insiste Mancini – non piovono i soldi dal cielo, noi viviamo dei contributi dei soci. Quei posti sono importanti vista anche l’impraticabilità, a causa dei fanghi, del porto canale".

"Tra un po’ nel canale – ironizza Guardabassi – ci pianteremo i pomodori oppure gli ombrelloni per farne una nuova spiaggia". E ancora Mancini dello Yachting Club: "Non dimentichiamoci che già due barche si sono postate al porto di Senigallia, dove i prezzi sono più bassi. Senza contare che nel nostro porto non c’è vita: non c’è un bar né tanto meno un ristorante e, chi sbarca, non ha neppure un supermercato nelle vicinanze dove acquistare qualche provvista". Incalza Guardabassi: "Qualche giorno fa ero a Palermo, ho fatto un giro nella marina, era animata di gente con bar, ristoranti e sedi dei circoli che si affacciano proprio sul porto. Stessa cosa a Trani o in qualsiasi altra località marittima, qui da noi nulla".

"Come circoli nautici – s’interroga Guardabassi – avremmo potuto fare di più per vivacizzare il porto? Ma se non abbiamo neppure uno scalo d’alaggio pubblico, cos’altro potremmo fare? C’è gente che dall’entroterra trascorre una giornata al mare con la propria barca, ma se a Fano non la può mettere in acqua va da un’altra parte: a Pesaro, a Senigallia, se non in Romagna". La mancanza di uno scivolo pubblico, gratuito, per barche di limitate dimensioni (quelle che si possono trasportare con il carrello a rimorchio dell’auto) è un problema che si trascina da almeno 12 anni. La battaglia riproposta lo scorso anno da alcuni club nautici per ottenere l’uso gratuito del secondo scalo di alaggio del porto fanese, quello in concessione prima a Cantieristica spa e oggi a Wider (il gruppo che dovrebbe costruire il cantiere da 24 metri per mega yacht) si è di nuovo arenata, tra regolamenti che non vedono mai la luce e responsabili della sicurezza che nessuno paga.

Anna Marchetti

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