Fano, 29 agosto 2018 - «Un ponte colabrodo». E’ il ponte Mimmo, al termine di via Belgatto (zona Trave) che, inaugurato nel 1981, è stato intitolato a Mimmo Carboni, da tutti conosciuto come «Il signore delle erbe». Da anni le famiglie residenti (una ventina di persone), lamentano il cattivo stato di manutenzione dell’infrastruttura, unico collegamento tra chi abita al di là dell’Arzilla e il centro città. A preoccupare maggiormente gli abitanti «è il fatto che il ponte – fa notare Giorgio Pucci – ondeggi al semplice passaggio delle auto». Tra l’altro sul ponticello transitano mezzi ben più pesanti delle autovetture: dai trattori ai camion che trasportano le cisterne di acqua e bombole di gas alle abitazioni della zona, non ancora collegate alle reti cittadine. Un tempo, in alternativa al ponte, c’era una stradina di campagna che ora, però, non esiste più. «Non dico che il ponte cada – fa notare un altro residente – ma si potrebbe fare qualcosa per migliorane la sicurezza».

I segni dell’usura sono evidenti a occhio nudo: i ferri arruggini del ponte hanno fatto scoppiare il cemento determinando una progressiva situazione di degrado dell’infrastruttura, con crepe anche nell’unico pilastro che affonda proprio al centro del torrente e contro cui urtano piante e detriti portati a valle dal torrente in piena. Secondo i residenti tra Comune e Provincia ci sarebbe un rimbalzo di responsabilità e nel corso degli anni il ponte non avrebbe mai ricevuto la visita dei tecnici.

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«In 37 anni – sottolinea Pucci – non c’è stato un intervento di manutenzione: ho scritto, telefonato, ma sembra di combattere contro i mulini a vento. La responsabilita è sempre di altri e non trovi mai qualcuno che dica: ci penso io». Cosa chiedono i residenti? «Prima di tutto ci piacerebbe sapere – sottolinea Pucci – chi sia il nostro interlocutore, in secondo luogo vorremmo che, al di là delle competenze, il Comune facesse un sopralluogo per stabilire il grado di sicurezza del ponte. Pensi che recentemente non lo hanno voluto attraversare neppure i pompieri con un loro mezzo».

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Non giova alla salute del ponte la scarsa manutenzione del manto stradale. «Quando piove – fa notare Pucci – si formano delle grandi pozzanghere e l’acqua filtra nel pilone sottostante contribuendo a corrodere il cemento. Alcune delle sponde laterali sono cadute e perfino il parapetto, basso e aperto, può essere potenzialmente pericoloso per chi si sporge». Unico intervento recente, accolto positivamente dai residenti, riguarda la pulizia dell’alveo del torrente dai pioppi, cresciuti negli anni, ma diventati pericolanti e potenzialmente pericolosi in caso di piena. Un’area, quella dell’Arzilla, un tempo curata e parte integrante della città che, dopo anni di abbandono, potrebbe essere recuperata e diventare parte di un percorso naturalistico, con sviluppi di tipo turistico.