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6 apr 2022

Pugno in campo, condannato un calciatore

Tre anni di carcere e 10mila euro di risarcimento per un senigalliese che aveva colpito un avversario del Mondolfo in una partita amatoriale

6 apr 2022
Carabinieri assistono a una partita di calcio (foto d’archivio)
Carabinieri assistono a una partita di calcio (foto d’archivio)
Carabinieri assistono a una partita di calcio (foto d’archivio)
Carabinieri assistono a una partita di calcio (foto d’archivio)
Carabinieri assistono a una partita di calcio (foto d’archivio)
Carabinieri assistono a una partita di calcio (foto d’archivio)

Tre anni di reclusione e 10mila euro (iniziali) come risarcimento danni per il pugno sferrato, a gioco fermo, durante una partita di calcio. E’ la pesante condanna emessa ieri mattina dal Tribunale di Ancona nei confronti di un giocatore senigalliese che alcuni mesi fa si era reso protagonisti del grave fatto accaduto durante una partita di calcio del torneo Uisp. La sentenza è stata emessa dal giudice monocratico dottoressa Francesca Grassi che ha riconosciuto come colpevole il calciatore senigalliese che ha sferrato un pugno al volto di un giocatore avversario, quando la palla era lontana e il gioco già interrotto, provocando una triplice frattura della mandibola e un lieve indebolimento permanente dell’organo della masticazione.

I fatti sono accaduti a Ponte Rio nell’ambito del torneo di calcio della Uisp. Protagonisti due giocatori: uno del San Silvestro Senigallia (quello che ha poi sferrato il pugno) e l’altro (il calciatore ferito) del Maroso Mondolfo. Accusa e parte civile (per la vittima si è costituito l’avvocato Roberto Paradisi) hanno ricostruito l’evento spiegando che l’imputato aveva raggiunto alle spalle a gioco fermo il calciatore del Mondolfo e lo aveva colpito al volto improvvisamente e con violenza. Nel corso del processo sono stati ascoltati arbitro e giocatori di entrambe le squadre. Il calciatore 27enne del Mondolfo, dopo i fatti, ha dovuto subire un intervento chirurgico maxillo facciale con una prognosi di oltre 40 giorni.

La tesi della parte civile e dell’accusa, condivisa dal giudice, è che l’azione abbia esorbitato dalla normale finalità del gioco travalicando i limiti della lealtà sportiva. "In generale non sono ammessi in nessuno sport, fatta eccezione per gli sport da combattimento e per le arti marziali in genere (dove comunque vi sono regole rigide di contenimento), azioni che possano pregiudicare l’altrui integrità fisica - ha commentato l’avvocato Roberto Paradisi -. Certamente poi, se l’atto lesivo esula addirittura dall’azione di gioco, si entra nel terreno del dolo".

Giulia Mancinelli

© Riproduzione riservata

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