Posto di blocco dei carabinieri
Posto di blocco dei carabinieri

Fano, 17 luglio 2020 - Le urla di una 28enne fanese, ieri notte, hanno fatto scendere in strada i residenti del centro storico. Un’aggressione sessuale, infatti, si è consumata poco dopo la mezzanotte ai piedi della Rocca Malatestiana.

"Mai avrei creduto mi potesse capitare una cosa del genere passeggiando in quella zona" ci ha raccontato poche ore dopo l’aggressione, la vittima ancora sotto choc. E’ una ragazza tutt’altro che sprovveduta o incosciente, che ha girato il mondo per lavoro, soggiornando per lunghi periodi in grandi metropoli che presentano ben più pericoli rispetto a quelli che si incrociano nella città della Fortuna. Ma è a pochi metri dal portone di casa sua che ha conosciuto la paura, vivendo lunghi attimi di terrore. "Mi ha afferrata per il seno e mi ha gettata a terra. Da lì ha iniziato a palpeggiarmi - racconta articolando a fatica le parole per la stanchezza di una notte trascorsa insonne -. Mi ha presa per i capelli e mi strattonava. Io urlavo forte e cercavo di resistere. Quando ha visto che per le mie grida iniziava ad arrivare la gente, mi ha preso il cellulare dalle mani ed è fuggito correndo giù per la discesa della rocca".

Un modo per guadagnarsi la fuga ed impedire alla ragazza di chiamare le forze dell’ordine. "La borsa non me l’ha toccata: se fosse stata una rapina avrebbe preso anche quella" commenta amaramente la ragazza. "Avevo fatto serata al Bardan con le mie amiche - ripercorre con la memoria quegli interminabili pochi istanti di violenza subita -. Era mezzanotte e dieci quando siamo andate via. Loro avevano la macchina al parcheggio davanti alla Rocca. Abbiamo percorso insieme via Nolfi fino all’auto, poi siccome io abito lì vicino, le ho salutate e ho proseguito a piedi da sola. Stavo scrivendo un sms...Il tempo di arrivare all’inizio della discesa, dove c’è lo spartitraffico, è arrivato lui che mi ha detto ‘Ciao Bella’. Io non l’ho neanche guardato, ho tirato dritto. Una volta superato, lui mi ha presa da dietro e mi ha buttato sulla strada". Ci mostra le escoriazioni al gomito e al ginocchio, ed una ciocca di capelli strappati via.

«Ovviamente non sono stata ferma e ho urlato a più non posso. Probabilmente ha avuto paura ed ha lasciato la presa". E scappato con il suo telefono l’aggressore e lei ha avuto una reazione che non ti aspetti: "L’ho rincorso un sacco, fino in fondo alla discesa, urlando ‘Aiuto aiuto, qualcuno mi aiuti, il telefono’. E’ uscito tutto il vicinato, a partire da mia madre che ha sentito le urla e ha riconosciuto la mia voce. Era spaventatissima…".



Magro, alto, con accento africano, l’aggressore indossava una felpa scura come la sua pelle, che le maniche lunghe non coprivano del tutto. Il volto però era nascosto alla vista dal cappuccio calzato in testa. "Non ho dormito neanche un’ora - aggiunge la giovane - perché quando provavo ad addormentarmi mi venivano in mente le immagini". All’ora di pranzo, ieri, è andata a sporgere denuncia ai carabinieri. Lì ha raccontato tutto, facendo anche una descrizione psicologica dell’aggressore. "Sicuramente era sotto l’effetto di qualcosa, perché non sembrava una persona normale: era violento, esageratamente aggressivo. Mai mi sarei aspettata che a Fano potesse capitare una cosa del genere. Fino ad oggi ero spensierata. Mi capitava spesso di tornare a casa da sola e mi sono sempre sentita al sicuro. Non vai a pensare ad una cosa del genere. Ed invece è successo".