Simona Cenni, disoccupata
Simona Cenni, disoccupata

Fano, 10 maggio 2019 - «Sessantanove euro e novantuno? Mi raccomando, datemeli a rate perché ho paura di spenderli tutti in una volta». In un primo momento si è sentita mancare, poi Simona Cenni, disoccupata fanese di 50 anni, ha trovato la forza di ironizzare ritirando ieri alle Poste la sua nuova tessera elettronica per il reddito di cittadinanza. «Sono disoccupata dal 2009 - racconta la donna - e sono nelle liste di collocamento per gli invalidi civili del Comune di Fano. Ho fatto domanda per il reddito di cittadinanza perché sono a carico di mia mamma, un’anziana con pensione sociale di 649 euro. Viviamo in una casa popolare, dove paghiamo 86 euro al mese d’affitto. Ma con 649 euro di reddito in due, spesso non riusciamo nemmeno a pagare tutti i mesi quel piccolo affitto». Fino a ieri la Cenni e la mamma, vivevano con 10,82 euro – a testa – al giorno. Ora, con il reddito di cittadinanza, la capacità di spesa del loro nucleo familiare è passata da quasi 22 euro al giorno a poco più di 24.

«Io non ho ho case né macchine, non ho intestato nulla - dice sconsolata -: ho solo questo reddito di cittadinanza». La donna racconta di essersi ritrovata in questa situazione «perché lavoravo come segretaria fuori Fano. Quando ho perso il lavoro sono tornata a casa e da allora non ho più trovato un lavoro stabile». Aveva 40 anni. Ora che ne ha 50 e seri problemi di salute, le possibilità di trovare un lavoro adatto sono diminuite. «Mesi fa mi è arrivata la mail dell’Inps che mi comunicava che avevano accettato la mia domanda per il reddito di cittadinanza e che il 9 maggio dovevo presentarmi all’ufficio postale di via Garibaldi per ritirare la carta. Stamani (ieri, ndr) sono andata e ho trovato all’interno 69,91 euro. Mi sono dovuta sedere perché mi sono sentita male».

Il reddito di cittadinanza è il nuovo sussidio mensile per i meno abbienti (importo standard 780 euro a persona per 18 mesi) riservato a chi non supera determinate soglie di reddito. Integra il reddito familiare e prevede un percorso di ricollocamento per tutta la famiglia. Per chi è abilitato al lavoro, il sussidio è legato ad un impegno attivo ad accettare le offerte dei centri per l’impiego. «E’ un bluff – aggiunge Simona – . Perchè se mi dai 200/300 euro al mese mi ridai anche la dignità. Ma così mi stai prendendo per i fondelli. Perchè con 69 euro non mi pago neppure un mese d’affitto. Sfido chiunque a vivere in due con questa cifra. Soprattutto con una mamma che ha delle esigenze da anziana: visite mediche ecc... In questi anni siamo sopravvissute grazie alle amiche che mi hanno fatto fare piccoli lavoretti in casa per non farmi morire di fame».