Studenti in una foto d'archivio
Studenti in una foto d'archivio

Fano, 6 maggio 2021 - Ha 18 anni, è fanese, e frequenta un istituto superiore cittadino. Ieri mattina è entrato a scuola e si è incatenato in un banco perché non vuole portare la mascherina. Una brutta pagina di questi tempi, la storia di questo giovane. Ai compagni di classe ha distribuito un opuscolo scritto da quello che lui chiama ’il costituzionalista’.

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Davanti alla scuola un’ambulanza ed anche un’auto della polizia. Dopo 2 ore di trattative il giovane viene accompagnato all’esterno e preso in custodia dai sanitari. "Sto bene – risponde il 18enne –; sono qui al reparto psichiatrico di Pesaro, a Muraglia, perché mi hanno fatto un Tso e mi hanno detto che dovrò restare qui una settimana. In questo momento una dottoressa mi sta portando via tutti gli oggetti pericolosi. Mi hanno dato dei calmanti al Santa Croce e poi mi hanno trasferito a Pesaro, a Muraglia. I miei genitori non sono con me".

Interviene poi, prendendo il telefono del ragazzo, una dottoressa del reparto: "Il giovane deve stare sereno, la telefonata deve terminare qui". Alla domanda se un ragazzo di 18 anni che protesta per la mascherina, possa finire in psichiatria, risponde la dottoressa : "Questo ragazzo ha attorno persone che lo stanno mal consigliando".

Una frase che apre uno scenario che ha dell’incredibile: "Guardi, non come preside e nemmeno come insegnante – dice la dirigente dell’istituto – questa mattina sarei scesa in strada, perché ’il costituzionalista’ che ha portato in queste condizioni questo ragazzo era davanti alla scuola. Sarei scesa per dargli un pugno in faccia. Perché lo ha plagiato e questa storia mi addolora profondamente, soprattutto come mamma". Poi arrivano i particolari di questa protesta partita come la ragazzata di uno "che fondamentalmente è un bastian contrario". "In classe con il cellulare in viva voce – prosegue la preside – parlava con quello che lui chiama ’il costituzionalista’. Che gli ha anche suggerito che se la polizia lo avesse portato via con la forza, per gli agenti sarebbe stata una aggravante. Lei capisce che razza di situazione è. Se mi dovessero chiamare, dirò tutto. Perché questa storia che mi scuote. Comunque uscendo dalla scuola il medico ha detto che siccome il ragazzo lo stava seguendo volontariamente, non ci sarebbe stato nessuno ricovero forzato", concludce la preside.

I problemi sarebbero poi emersi al pronto soccorso del Santa Croce dove il 18enne si è ribellato: da qui l’intervento di alcuni poliziotti e due infermieri che hanno somministrato calmanti al giovane trasportandolo poi a Pesaro.

Questo il retroscena e il drammatico finale di una mattinata che sembrava solo folklore. La storia di un giovane ribelle che si incatena al banco per protesta. Erano le 8. Dentro l’aula, una ventina di studenti più il professore. Poi è partita la... trattativa. Non facile perché si è andati avanti per oltre due ore. "Alla fine tutti i suoi compagni di classe sono stati spostati in un’altra aula, quindi, dopo aver liberato i corridoi e sgomberata la scuola, il giovane è stato fatto uscire", racconta uno dei docenti. "E non è la prima volta che accade, perché questa è già la quinta azione di protesta e tutte le volte si cerca di spiegare come stanno le cose e quali sono le regole comportamentali e alle quali non si può derogare. Ma su questa vicenda della mascherina il ragazzo è deciso a proseguire nella sua protesta", continua il docente.

"Cosa diciamo? Che lui può far valere tutte le sue ragioni, contestare, ma lo deve fare con la mascherina davanti alla bocca e su questo non si può derogare". Ma che tipo è questo 18enne? "Intelligente – dice il prof –, molto bravo con i computer, ma con la vocazione del bastian contrario. Nel senso che terminata una lezione, lui invia un file dove vengono sostenute tesi che vanno in senso contrario rispetto a quello che è stato spiegato".

Delicato il ruolo della preside. A lei il compito di essere mamma, insegnante, funzionaria dello Stato. "Abbiamo chiamato i genitori del ragazzo a scuola, anche loro hanno parlato con il ragazzo per convincerlo al rispetto delle regole. Brave persone". E le forze dell’ordine? "Gli agenti hanno cercato assieme a me e ai docenti, di convincere il giovane". Prima del drammatico finale in psichiatria, la preside aveva detto: "Abbiamo scelto l’unica strada possibile: lezioni da casa fino a quando non deciderà di indossare la mascherina". Poi a mezzogiorno la storia è rotolata nell’incubo. Anche il sindaco Massimo Seri sta seguendo personalmente questa triste vicenda.
m.g.