Fano, 8 luglio 2018 - Ai carabinieri sono bastate poche ore di appostamenti per concludere l’operazione. Quella donna, infatti, era persino sfacciata nel suo cedere la droga ai ragazzini. Li faceva andare direttamente a casa sua, a qualsiasi ora del giorno e della notte. Per questo i residenti di via Soncino, a Sant’Orso, si sono insospettiti e hanno lanciato l’allarme al 112, alla vista di clienti giovanissimi. Avevano appena 12 anni i due ragazzini individuati giovedì dai carabinieri sotto la finestra della donna, dopo che questa gli aveva ceduto della ‘roba’.

Si sono dileguati in bicicletta nei giardini prima che i militari potessero fermarli. Ma li hanno riconosciuti e hanno convocato i genitori in caserma. Si mettevano d’accordo via sms per il quantitativo. Poi i minori la raggiungevano a casa, suonavano il campanello e attendevano. Lei, V.C. 33enne disoccupata, si affacciava dal balcone del suo appartamento al primo piano di una palazzina di via Soncino e da lì lanciava spinelli già confezionati, o delle palline di marijuana perché se li rollassero da soli.

In alternativa, soprattutto in orario serale, li faceva salire in casa e gli permetteva di consumare nel suo salotto. Venerdì sera sono stati tre sedicenni a permettere ai carabinieri, che già avevano osservato «parecchie cose paradossali» durante quei loro due appostamenti, di fare irruzione nell’appartamento. I tre amici, infatti, sono usciti da quell’abitazione barcollando, e gli è bastato vedere le divise per confessare e denunciare la pusher.

In casa della donna sono stati trovati pochi spinelli, 300 euro in banconote di piccolo taglio, olio di marijuana, un bilancino di precisione e il grinter per frantumare la sostanza. Immediate sono scattate le manette per l’accusa di spaccio di sostanze stupefacenti con l’aggravante di averle cedute a minori di 16 anni e di aver permesso a dei minorenni di consumare droghe leggere in casa sua. Ieri mattina, dopo una notte in carcere a Villa Fastiggi, il giudice del tribunale di Pesaro ha convalidato l’arresto della donna rimettendola in libertà per motivi di salute, con l’obbligo di timbro, in attesa del processo.