{{IMG_SX}}Porto San Giorgio, 16 maggio 2007 - Venerdì 18 maggio ricorre il trentennale della morte dell’appuntato dei carabinieri Alfredo Beni ucciso da un gruppo di malviventi. Il Comune di Porto San Giorgio e il Comando Provinciale dell’Arma lo ricordano con una cerimonia che si svolgerà domani alle 15.30 nella piazza a lui intitolata.

 

Sono trascorsi trent'anni da quella tragica notte in cui un gruppo di malviventi, che si era organizzato per costituire a Porto San Giorgio una banda per azioni criminali, veniva sorpreso dall’azione di vigilanza esercitata da una pattuglia dell’Arma della Compagnia di Fermo. Questo accadeva nella notte tra il 17 e il 18 maggio 1977: i criminali aprivano il fuoco contro i militari uccidendo l’appuntato Alfredo Beni. Nel conflitto a fuoco e nel successivo tentativo di fuga della banda di malviventi verso Civitanova Marche veniva ucciso il Maresciallo Sergio Piermanni e feriti gravemente il Capitano Rosario Aiosa, Comandante della Compagnia, e il Brigadiere Veleniro Di Toro Mammarella.

 

Per ricordare la figura di Alfredo Beni, Medaglia d’Oro al Valore Militare, il suo gesto eroico e quello dei suoi commilitoni, il Comune di Porto San Giorgio ed il Comando Provinciale dell’Arma hanno organizzato per venerdì 18 maggio, con inizio alle ore 15.30, nella Piazza intitolata a suo nome, una cerimonia commemorativa cui parteciperanno le Autorità civili e militari. Nel corso dell’evento verrà deposta una corona d’alloro e consegnata alla signora Elena Cecchini, vedova del militare caduto, una targa ricordo.

 

La vicenda. Il 17 maggio 1977 si consumò uno degli episodi più tragici mai accaduti nel Fermano. A Porto San Giorgio, il capitano Alfredo Aiosa ed altri carabinieri in borghese stavano cenando in un noto ristorante sul lungomare. Nello stesso locale, intorno alle 22, dopo aver parcheggiato una Volvo targata Chieti, entrarono sei persone che furono subito notate dai militari. Immediatamente vennero chiamati i rinforzi per poter procedere all’identificazione e i carabinieri in divisa, giunti nel frattempo sul posto, attesero i sospetti all’uscita dal ristorante e poi chiesero loro di mostrare i documenti.

 

Davanti a tale richiesta, uno di loro estrasse una pistola e incominciò a sparare, colpendo a morte l’appuntato Alfredo Beni e ferendo all’orecchio un altro militare. Fu uno scontro a fuoco terribile e, subito dopo, i malviventi si dettero alla fuga in modo sparso per le vie della città. Il capitano Aiosa inseguì uno dei banditi, ci fu un’altra sparatoria in cui il militare rimase ferito gravemente e il malvivente ucciso. Poco più tardi alcuni dei criminali rubarono un’auto a Lido di Fermo e raggiunsero Civitanova Marche, dove furono intercettati dai carabinieri locali nei pressi della stazione. Ci fu un nuovo scontro a fuoco in cui rimase colpito a morte il maresciallo Sergio Piermanni. L’altro sottoufficiale, che era con lui, rispose al fuoco, uccidendo i tre banditi.

 

Nel giro di poche ore vennero catturati anche uno dei complici e il capo del clan, Carlo Alè. Gli investigatori scoprirono poi che, quella che aveva provocato la sanguinosa sparatoria, era una delle più pericolose bande di Torino, conosciuta come il ‘Clan dei catanesi’. Dalle indagini svolte emerse che il clan stava preparando un sequestro di persona nel Fermano.