Alcuni figuranti alla Cavalcata dello scorso anno (Foto Zeppilli)
Alcuni figuranti alla Cavalcata dello scorso anno (Foto Zeppilli)

Fermo, 14 agosto 2018 - Tutti con il naso all’insù e con le dita incrociate per gli scongiuri di rito con la speranza di evitare la pioggia che le previsioni meteo danno per certa proprio durante le ore della sfilata. Dopo ventiquattro ore di riflessione la Cavalcata dell’Assunta si appresta, infatti, a vivere il momento più emozionante (fatta salva la corsa al Palio di domani) legato al Corteo Processionale che stasera dalle 21 da Porta Santa Lucia porterà circa 1400 figuranti in costume d’epoca in Cattedrale, per l’offerta dei ceri alla Vergine Assunta in Cielo, patrona della città.

Cattedrale che riaccoglie la cerimonia dopo la chiusura per il restauro seguito ai danni del terremoto, dove l’arcivescovo, monsignor Rocco Pennacchio, celebrerà la liturgia della Parola e benedirà il Palio. Riavvolgendo brevemente il nastro, però, quella dell’altra sera, oltre alla Tratta (come sempre puntuale il commento di Federico Raccichini), è stata occasione per la prima apparizione pubblica delle Dame di Contrada e della Dama del Palio (Giulia Fabiani Capodarco, Carlotta Ciotti Campiglione, Gaia Foglini Campolege, Maria Bertola Castello, Gloria Trasatti Fiorenza, Valeria Cruciani Molini Girola, Serena Scibè Pila, Chiara Satariano San Bartolomeo, Maia Isidori San Martino e Beatrice Paniccià Torre di Palme. La dama del Palio sarà madonna Claudia Monterubbiano), durante una cerimonia guidata dall’Araldo e regista del Palio, Oberdan Cesanelli, che ha introdotto il corteo in Piazza Grande.

Tornando al Corteo Processionale di questa sera le contrade hanno studiato bene gli abiti, la scelta delle stoffe con le quali confezionarli (diverse le contrade che li hanno realizzati in casa) le movenze e il portamento dei vari personaggi, gli arredi oltre ai copricapi, cappucci, mantelli, bottoni, accessori e quanto altro necessario per far apparire il Corteo il più vicino possibile alla storia che, vale la pena ricordarlo, affonda le proprie radici nel Medioevo. Negli anni, infatti, si è evitato di sfoggiare abiti cosiddetti teatrali, sicuramente più sfarzosi, che con la storia della Cavalcata avevano poco a che spartire.

A ciò ha contribuito nella scorsa edizione anche la consulenza della docente universitaria, Elisa Tosi Brandi dell’Ateneo bolognese, dove svolge attività di ricerca sulla storia del costume. Soprattutto, però, va dato atto ai cerimonieri di contrada che seguono ogni mossa del Corteo Processionale, mettendo in campo tutti quegli accorgimenti che permettono, sulla base della consultazione delle fonti, per la maggior parte iconografiche, di evitare errori grossolani (calzature, occhiali, orecchini, smalti, acconciature), per avvicinarsi il più possibile a colori, forme e volumi dell’epoca.