Fermo, 29 novembre 2018 - Anche quest’anno, come accade dal 1988, il primo dicembre ricorre la Giornata mondiale di lotta contro l’Aids. Voluta dall’Oms, adottata da tutti i governi ed organizzazioni sanitarie, è dedicata ad accrescere la conoscenza e la coscienza sulla diffusione dell’infezione da Hiv e dell’Aids. Lo ricorda il primario di malattie infettive, Giorgio Amadio, che spiega come «siamo passati dai tragici anni ‘80 e ‘90 in cui potevamo contare solo i morti non avendo terapie efficaci, agli anni attuali, in cui per i farmaci che abbiamo a disposizione, non si muore quasi più di Aids, ma le infezioni da Hiv continuano».

Nonostante gli enormi progressi compiuti nella ricerca debellare l’Hiv è ancora un obiettivo lontano, a Fermo quest’anno ci sono già stati 13 nuovi casi di contagio. «Ciò che preoccupa – spiega Amadio – oltre ai numeri delle casistiche, è la disinformazione diffusa anche tra le categorie maggiormente a rischio».

Una malattia che comunque c’è, ma se ne parla sempre meno, qualcosa, a parte la dimensione del problema, è comunque cambiatola principale causa di trasmissione è il sesso non protetto. «Di fatto – sottolinea ancora il primario – a cambiare veramente, è stata la percezione del pericolo, tanto è vero che in Italia si stima che almeno un malato di Hiv su 10 non sappia di esserlo: considerando che nel nostro Paese quasi 130mila persone vivono con Hiv, ne consegue che, di questi, circa 13-15 mila non avrebbero la minima idea di aver contratto il virus.

Inoltre, tra chi viene diagnosticato, quasi uno su 2 (40%) non è consapevole di essersi esposta all’Hiv». Nell reparto di Malattie infettive del Murri, centro di riferimento Aids e centro di riferimento per la zona Marche Sud per la diagnosi, ricovero e terapia delle malattie infettive, continuano adessere in cura attualmente circa 400 pazienti. «Il concetto di cura – aggiunge Amadio – non è riferito solo alla terapia ma implica la presa in carico del paziente ossia un percorso costituito dalla diagnosi, la presa in carico nel progetto di cura, l’inizio della terapia e l’aderenza ai farmaci ed il mantenimento in cura. Strettamente legate, per modalità di trasmissione, sono le infezioni sessualmente trasmesse che, come a livello nazionale (e mondiale; ndr), anche nel nostro centro hanno avuto un importante aumento».

Un ultimo pensiero va ai fautori delle teorie negazioniste su Hiv che «sono un pericolo non solo perché invitano le persone a non sottoporsi al test considerato inutile o se in possesso di un test positivo li convincono a non curarsi, rischiando la vita ma anche perché così facendo queste persone cono convinte di non avere nulla, di non essere contagiose e certe di questo, non si rendono conto del rischio che fanno correre ai loro partner sessuali». Gli esperti della Società italiana malattie infettive e tropicali evidenziano come «senza gli straordinari progressi scientifici in campo diagnostico e terapeutico, il tributo di morte che Hiv-Aids avrebbe continuato a esigere, sarebbe stato vicino al 100% delle persone infettate in un arco temporale compreso tra pochi mesi e 15-20 anni dal momento dell’infezione».

Conclude Amadio: «C’è chi ancora afferma, producendo, per loro, dati scientifici, che la terra sia piatta: queste affermazioni fanno sorridere. Affermare che l’Hiv e quindi l’Aids non esiste, non fa sorridere, fa solo morire chi incautamente e incoscientemente se ne fa convincere».